Battaglia Sconfitta francese

Waterloo

18 giugno 1815 · Mont-Saint-Jean, a sud di Bruxelles (Belgio)

La battaglia di Waterloo, combattuta domenica 18 giugno 1815 a sud di Bruxelles, fu l'ultima di Napoleone. Contro l'esercito anglo-alleato di Wellington, trincerato sul crinale di Mont-Saint-Jean, l'Armata del Nord moltiplicò gli assalti per tutto il pomeriggio — Hougoumont, l'attacco del corpo di d'Erlon, le grandi cariche di cavalleria di Ney, la presa di La Haye Sainte — mentre i prussiani di Blücher entravano via via in battaglia sul suo fianco destro. Il fallimento della Guardia imperiale, verso le 19.30, provocò la rotta. Quattro giorni dopo Napoleone abdicò: Waterloo pose fine ai Cento Giorni e al Primo Impero.

Forze in campo

Esito: Sconfitta francese decisiva

Tricolore (1794)

Francia

  • Napoléon
  • Ney
  • Soult
  • Reille
  • d'Erlon
  • Lobau
  • Grouchy (à Wavre)

Da 72 000 a 74 000 uomini, oltre 250 cannoni

Perdite: Da 24 000 a 26 000 morti e feriti, di cui 6 000-7 000 prigionieri; ~15 000 disertori in seguito

Union Flag del Regno Unito (1801)Bandiera del Regno di Prussia (modello del 1803)Tricolore olandeseBandiera di Hannover con il cavallo biancoBandiera del Ducato di Brunswick (1814)Bandiera del Ducato di Nassau

Regno Unito · Prussia · Paesi Bassi · Hannover · Brunswick · Nassau

  • Wellington
  • Blücher
  • Uxbridge
  • Picton
  • Prince d'Orange
  • Bülow
  • Zieten

~68 000 anglo-alleati; ~48 000 prussiani impegnati

Perdite: ~17 000 morti e feriti (Wellington); ~7 000 (Blücher)

Bandiere: David Liuzzo; Oren neu dag, CC BY-SA 2.5, Wikimedia Commons

Coordinate della battaglia

Waterloo

Coordinate 50,6780° N · 4,4116° E

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Il sito oggi — Hougoumont

Mappa tattica interattiva

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11:00

I due eserciti faccia a faccia

Dopo una notte di pioggia, Wellington tiene il crinale di Mont-Saint-Jean, con la fanteria al riparo sul contropendio e tre capisaldi avanzati: Hougoumont, La Haye Sainte e Papelotte. Napoleone, che aspetta che il terreno si asciughi, ha schierato l’esercito simmetricamente ai due lati della strada principale, attorno alla Belle Alliance. A Wavre il corpo di Bülow è in marcia.

A Le Caillou Napoleone scarta l’idea di richiamare Grouchy: avrebbe «novanta probabilità su cento» di battere gli inglesi, e sarà «un affare da colazione».
Eserciti
FrancesiBritanniciContingenti tedeschiOlandesiPrussiani
Tipi
■Fanteria⬡Cavalleria●Artiglieria★Guardia

Posizioni ricostruite dai resoconti della battaglia e collocate sulla posizione reale di fattorie e villaggi. Gli orari, su cui le fonti non sempre concordano, sono indicativi.

Resoconto della battaglia

Il ritorno dall'isola d'Elba e la Settima Coalizione

Il 1º marzo 1815 Napoleone sbarcò a Golfe-Juan; il 20 marzo era alle Tuileries senza aver combattuto una sola volta. Le potenze riunite al congresso di Vienna non attesero che si insediasse per rispondere: il 13 marzo lo avevano messo al bando, e pochi giorni dopo il Regno Unito, la Russia, l'Austria e la Prussia si impegnarono a tenere ciascuna un esercito in campo fino alla sua caduta. La Settima Coalizione era formata prima ancora che l'Impero fosse ristabilito.

Poiché le sue lettere di pace restavano senza risposta, Napoleone aveva una sola possibilità militare: colpire prima che la coalizione avesse riunito le forze. Solo due eserciti erano già a portata, acquartierati in Belgio vicino alla frontiera settentrionale francese: l'esercito anglo-alleato di Wellington intorno a Bruxelles e l'esercito prussiano del feldmaresciallo Blücher intorno a Namur. Austriaci e russi non avrebbero potuto intervenire prima dell'estate.

Il calcolo era semplice e rischioso. Distruggere separatamente Wellington e Blücher avrebbe permesso di ricacciare i britannici verso il mare, forse di far uscire la Prussia dalla guerra e soprattutto di guadagnare il tempo per arruolare nuove truppe prima dell'arrivo di austriaci e russi. All'inizio di giugno Napoleone aveva circa 300 000 uomini in armi; le truppe che avrebbe impiegato a Waterloo ne erano meno di un terzo, ma erano in gran parte veterani fedeli.

La campagna del Belgio: Ligny e Quatre-Bras

Carta della campagna del Belgio del giugno 1815: Charleroi, Ligny, Quatre-Bras, Wavre e Waterloo, con i movimenti degli eserciti francese, britannico e prussiano
La campagna del Belgio, 15-18 giugno 1815: l'Armata del Nord si incunea per Charleroi fra i due eserciti della coalizione. Carta di Ipankonin (versione francese), CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

L'Armata del Nord varcò la frontiera presso Charleroi prima dell'alba del 15 giugno e travolse gli avamposti della coalizione. Napoleone occupava la posizione centrale che cercava, fra i due eserciti nemici. Divise le sue forze in tre: un'ala sinistra affidata al maresciallo Ney, un'ala destra al maresciallo Grouchy e una riserva che tenne sotto il proprio comando.

Wellington fu colto di sorpresa. Nella notte fra il 15 e il 16 giugno, al ballo della duchessa di Richmond a Bruxelles, scoprì la rapidità dell'avanzata francese e ordinò la concentrazione all'incrocio di Quatre-Bras. Alcuni ufficiali olandesi, il generale Constant de Rebecque e il principe Bernardo di Sassonia-Weimar, avevano già deciso di propria iniziativa di tenere quell'incrocio contro i suoi ordini iniziali: la loro iniziativa preservò il collegamento fra i due eserciti della coalizione.

Il 16 giugno si combatterono due battaglie a pochi chilometri l'una dall'altra. A Ligny Napoleone sconfisse Blücher, che perse circa 12 000 uomini; il vecchio feldmaresciallo, di 72 anni, sfuggì per poco alla cattura dopo la caduta del suo cavallo. A Quatre-Bras Ney non riuscì a prendere l'incrocio, e il corpo di d'Erlon, sballottato fra ordini contraddittori, marciò tutto il giorno fra i due campi di battaglia senza combattere su nessuno dei due.

La campagna si decise il giorno dopo, e la decisione sfuggì ai francesi. I prussiani non ripiegarono verso est, lungo le loro linee di comunicazione, ma verso nord, su Wavre, parallelamente alla ritirata di Wellington e a distanza utile per sostenerlo. Napoleone non lo seppe in tempo. Il 17 giugno affidò solo in tarda mattinata circa 33 000 uomini a Grouchy per inseguire i prussiani, poi raggiunse Ney a Quatre-Bras verso le 13 trovando la posizione vuota: Wellington si era ritirato su un crinale che aveva fatto ricognire l'anno prima, quello di Mont-Saint-Jean, a sud del villaggio di Waterloo e della foresta di Soignes. Pioggia e fango trasformarono l'inseguimento in una marcia faticosa, senza altro scontro serio che un combattimento di cavalleria a Genappe.

I tre eserciti

L'Armata del Nord schierava a Waterloo fra 72 000 e 74 000 uomini circa, a seconda dei conteggi, con più di 250 cannoni. Non era stata completata con la coscrizione: i suoi soldati erano per lo più veterani, ardentemente devoti all'Imperatore. La sua cavalleria era numerosa e temibile, con quattordici reggimenti di cavalleria pesante corazzata e sette di lancieri. Le sue debolezze stavano altrove: gli ufficiali erano stati assegnati man mano che si presentavano, molti comandavano uomini che non li conoscevano, e gli stati maggiori non erano abituati a lavorare insieme. Il maresciallo Soult, capo di stato maggiore al posto di Berthier, che non aveva raggiunto l'Imperatore, non aveva la precisione del suo predecessore.

L'esercito di Wellington, circa 68 000 uomini sul campo, era un mosaico: circa 25 000 britannici, 17 000 olandesi e belgi, 10 000 hannoveriani, 7 000 brunswickesi, 6 000 uomini della King's German Legion e 3 000 nassauesi. Wellington lo avrebbe definito «un esercito infame, molto debole e mal equipaggiato». Le truppe britanniche erano regolari, spesso veterane della guerra peninsulare; parte dei contingenti alleati era giovane o aveva servito negli eserciti napoleonici pochi anni prima. Wellington aveva inoltre lasciato 17 000 uomini a Hal, 13 chilometri a ovest, contro un'eventuale manovra aggirante.

L'esercito prussiano era in piena riorganizzazione: reggimenti di riserva e Landwehr mal equipaggiati, artiglieria incompleta. Possedeva però uno stato maggiore straordinariamente preparato, diretto da Gneisenau, che gli permise di raccogliersi dopo Ligny e di intervenire a Waterloo meno di quarantotto ore più tardi. Due corpi e mezzo, circa 48 000 uomini, sarebbero entrati in azione nel corso del pomeriggio: il IV corpo di Bülow, il I corpo di Zieten e parte del II corpo di Pirch.

Il terreno di Mont-Saint-Jean

Pianta antica del campo di battaglia di Waterloo con il crinale di Mont-Saint-Jean, le fattorie di Hougoumont, La Haye Sainte e Papelotte e la strada per Bruxelles
A Sketch of the Battle of Waterloo, pianta inglese del campo di battaglia (anni 1880): la strada da Charleroi a Bruxelles taglia da sud a nord i due crinali su cui si fronteggiavano gli eserciti. Bibliothèque nationale de France, pubblico dominio.

Il campo di battaglia si estende sugli attuali comuni di Braine-l'Alleud e Lasne, una quindicina di chilometri a sud di Bruxelles. La posizione di Wellington era un lungo crinale orientato da est a ovest, tagliato perpendicolarmente dalla strada da Charleroi a Bruxelles. Lungo la cresta correva la strada per Ohain, in alcuni tratti incassata. Vicino al suo incrocio con la strada principale sorgeva un olmo che fece da posto di comando a Wellington per gran parte della giornata.

Fedele al suo metodo, Wellington collocò la fanteria subito dietro la cresta, sul contropendio. I francesi ne vedevano solo i tiratori e l'artiglieria; il grosso dei battaglioni era al riparo dalle palle di cannone e dagli sguardi. Il fronte era corto, circa quattro chilometri, il che permetteva di scaglionare le truppe in profondità al centro e a destra, in attesa che i prussiani rinforzassero la sinistra.

Tre capisaldi avanzati chiudevano la posizione. A destra, il castello-fattoria di Hougoumont, con il giardino cintato, il frutteto e un bosco. Al centro, appena a ovest della strada principale, la fattoria di La Haye Sainte, tenuta da 400 uomini del 2º battaglione leggero della King's German Legion agli ordini del maggiore Baring, con una cava di sabbia occupata dai tiratori del 95º Rifles. A sinistra, le fattorie di Papelotte e La Haie, il borgo di Smohain e il castello di Frichermont, in un terreno di strade incassate e siepi che dominava la via da cui sarebbero giunti i prussiani.

L'esercito francese si schierò su un altro crinale circa un chilometro più a sud, ai due lati della strada principale, attorno alla locanda di La Belle Alliance. Non potendo vedere lo schieramento avversario, Napoleone dispose le forze simmetricamente: il II corpo di Reille a ovest, il I corpo di d'Erlon a est, la cavalleria di riserva dietro di loro, il VI corpo di Lobau e la Guardia al centro. Più indietro, sulla destra francese, si trovava il villaggio di Plancenoit e, oltre, il bosco di Parigi. Un dettaglio rivelatore: Wellington disponeva di rilievi recenti del terreno, Napoleone delle carte di Ferraris e Capitaine risalenti al 1794.

Il mattino del 18 giugno

Aveva piovuto tutta la notte; i soldati avevano dormito nel fango, spesso senza viveri. Wellington, in piedi prima dell'alba, aveva ricevuto da Blücher l'assicurazione che l'esercito prussiano avrebbe marciato in suo aiuto, e decise di dare battaglia. A Wavre il IV corpo di Bülow, l'unico a non aver combattuto a Ligny, prese la testa della marcia. L'avanzata fu lenta: strade ingombre, sentieri fradici, un incendio che bloccò varie vie di Wavre. La coda del corpo lasciò la città solo alle 10.

Napoleone aveva passato la notte nella fattoria di Le Caillou, sulla strada principale, a sud del campo di battaglia. Durante la riunione del mattino Soult suggerì di richiamare Grouchy. L'Imperatore lo liquidò: secondo i testimoni, affermò che non bisognava dare tanta importanza agli inglesi, che aveva novanta probabilità su cento di batterli e che sarebbe stato «un affare da colazione». Gli riferirono anche un discorso colto in una locanda di Genappe secondo cui i prussiani sarebbero giunti da Wavre; rispose che avevano bisogno di almeno due giorni per riprendersi e che se ne sarebbe occupato Grouchy.

Rinviò l'attacco. Il terreno fradicio avrebbe ostacolato la cavalleria e impedito alle palle di cannone di rimbalzare; una parte delle truppe aveva bivaccato molto più a sud e doveva ancora arrivare. Alle 10 rispose a un dispaccio di Grouchy prescrivendogli di dirigersi su Wavre per avvicinarsi a lui. Alle 11 dettò l'ordine generale: un attacco diversivo su Hougoumont, poi il bombardamento del centro alleato da parte di una grande batteria, infine l'assalto del corpo di d'Erlon contro la sinistra di Wellington per sfondare, arrotolarne la linea da est a ovest e separarla dai prussiani.

Hougoumont, la battaglia nella battaglia

Guardie britanniche spingono con tutte le forze il portone nord della fattoria di Hougoumont per impedire ai soldati francesi di entrare
Robert Gibb, Closing the Gates at Hougoumont, 1815: le Coldstream Guards richiudono il portone nord davanti agli assalitori francesi. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Nessuno sa con esattezza a che ora cominciò la battaglia. Wellington scrisse nel suo dispaccio che l'attacco a Hougoumont iniziò verso le dieci; la maggior parte dei resoconti lo colloca intorno alle 11.30. La divisione del principe Girolamo, fratello dell'Imperatore, attaccò il bosco e il parco, difesi da cacciatori hannoveriani e da un battaglione di Nassau; il castello era tenuto da quattro compagnie leggere delle Foot Guards agli ordini del tenente colonnello Macdonell.

La brigata Bauduin scacciò i difensori dal bosco ma si infranse sotto l'artiglieria britannica; il suo generale fu ucciso. Una seconda ondata, guidata dalla brigata Soye, raggiunse il portone nord della fattoria. Il sottotenente Legros lo sfondò a colpi d'ascia e un pugno di francesi penetrò nel cortile. Le guardie riuscirono a richiudere il portone alle loro spalle; gli assalitori rimasti intrappolati furono uccisi. Wellington avrebbe detto in seguito che il successo della battaglia era dipeso dalla chiusura delle porte di Hougoumont.

Il combattimento non cessò per tutto il giorno. Nel pomeriggio Napoleone fece bombardare gli edifici per incendiarli: bruciò tutto tranne la cappella. Ciò che doveva essere un diversivo divenne una voragine. I francesi vi impegnarono in tutto 33 battaglioni, circa 14 000 uomini; Wellington vi dedicò 21 battaglioni, circa 12 000 uomini, per tenere aperta la strada incassata che riforniva la fattoria. Gli storici discutono ancora su chi abbia immobilizzato le riserve di chi; di certo Hougoumont non cadde mai.

La grande batteria e l'attacco di d'Erlon

Al centro, circa 80 cannoni si misero in batteria. Aprirono il fuoco fra le 11.50 e le 13.30 a seconda delle fonti. Causarono perdite sensibili, ma la batteria era troppo arretrata, il terreno molle soffocava i proiettili e il contropendio nascondeva la maggior parte dei bersagli: i francesi vedevano poco più che tiratori e una brigata olandese schierata in avanti.

Verso le 13.15 Napoleone scorse in lontananza, verso Chapelle-Saint-Lambert, a sei-otto chilometri sulla sua destra, le prime colonne prussiane. Fece scrivere a Grouchy di avvicinarsi e piombare su di esse, e distaccò il corpo di Lobau per sbarrare loro la strada. Ma Grouchy era già impegnato a Wavre contro la retroguardia prussiana di Thielmann. Il suo subordinato Gérard gli aveva consigliato di marciare verso il cannone; lui si attenne agli ordini. La lettera di Soult gli sarebbe giunta solo dopo le 20.

Verso le 13.30 si mise in moto il I corpo di d'Erlon: quattro divisioni, quelle di Quiot, Donzelot, Marcognet e Durutte, circa 14 000 uomini su un fronte di un chilometro. Avanzarono in masse profonde, ogni divisione formata dai suoi battaglioni schierati l'uno dietro l'altro a cinque passi di distanza, una formazione che lo stratega Jomini avrebbe poi definito inconcepibile. A sinistra una brigata isolò La Haye Sainte; alcuni corazzieri fecero a pezzi un battaglione hannoveriano inviato a soccorrerla.

Di fronte alle altre tre divisioni c'erano circa 6 000 uomini: la brigata olandese di Bylandt in prima linea e le brigate britanniche di Kempt e Pack sdraiate dietro la cresta, al comando di Picton. La brigata di Bylandt, esposta in avanti, cedette. I francesi raggiunsero la strada per Ohain, sfondarono la siepe e respinsero i reggimenti scozzesi. Picton fu ucciso poco dopo aver ordinato un contrattacco. Per qualche minuto, nel primo pomeriggio, la battaglia sembrò volgere a favore di Napoleone.

La carica della cavalleria pesante britannica

Carica frontale dei dragoni scozzesi Scots Greys sui loro cavalli grigi, lanciati al galoppo verso l'osservatore
Elizabeth Thompson, Lady Butler, Scotland for Ever! (1881): lo slancio degli Scots Greys all'inizio della carica della brigata dell'Unione. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Fu il momento scelto da lord Uxbridge, comandante della cavalleria di Wellington, per lanciare le sue due brigate di cavalleria pesante, ammassate al coperto dietro il crinale. A ovest della strada, la Household Brigade del generale Somerset — Life Guards, Royal Horse Guards, King's Dragoon Guards; a est, la brigata dell'Unione del generale Ponsonby, così chiamata perché riuniva un reggimento inglese, uno scozzese e uno irlandese: i Royal Dragoons, gli Scots Greys e gli Inniskillings. Circa 2 000 cavalieri in tutto, su cavalli migliori di quelli di qualsiasi esercito del continente.

L'urto fu devastante. I corazzieri che coprivano la sinistra francese furono travolti; le masse di d'Erlon, sorprese in pieno schieramento, non poterono formare il quadrato e si sbandarono. I Royal Dragoons presero l'aquila del 105º di linea, gli Scots Greys quella del 45º: sarebbero state le sole due aquile catturate dai britannici nella battaglia. Il I corpo rifluì in disordine attraverso la valle, lasciando circa 3 000 uomini, di cui più di 2 000 prigionieri.

Ma i cavalieri, esaltati, non si fermarono. Proseguirono fino ai pezzi della grande batteria, su cavalli sfiniti, senza ordine e senza riserve. Napoleone lanciò contro di loro i corazzieri di Milhaud e i lancieri di Jacquinot. La controcarica fu micidiale. Ponsonby, raggiunto da un lanciere, fu ucciso; così pure il colonnello Hamilton, comandante degli Scots Greys. Le due brigate persero ufficialmente 1 205 uomini e 1 303 cavalli nella giornata. Uxbridge avrebbe ammesso di aver commesso un grave errore guidando lui stesso la carica invece di organizzarne il sostegno. Ci volle comunque fino alle 16 perché il corpo di d'Erlon fosse di nuovo in grado di combattere.

Le cariche di cavalleria di Ney

Corazzieri francesi caricano un quadrato di fanteria britannica irto di baionette, nel fumo di Waterloo
Félix Philippoteaux, La battaglia di Waterloo: i quadrati britannici ricevono la carica dei corazzieri francesi (1874). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Poco prima delle 16 Ney credette di vedere un ripiegamento al centro alleato; era in realtà il flusso dei feriti e dei carri verso le retrovie. Gli restava poca fanteria disponibile, impegnata a Hougoumont o distaccata contro i prussiani. Tentò allora di sfondare il centro di Wellington con la sola cavalleria: prima i corazzieri di Milhaud e la cavalleria leggera della Guardia di Lefebvre-Desnouettes, circa 4 800 sciabole; poi, quando furono respinti, la cavalleria pesante di Kellermann e quella della Guardia di Guyot. In tutto, circa 9 000 cavalieri in 67 squadroni caricarono fra Hougoumont e La Haye Sainte. Vedendo la carica, Napoleone giudicò che arrivava con un'ora di anticipo, ma che bisognava sostenere ciò che era stato avviato.

La fanteria alleata si dispose in quadrati su quattro righe. Erano molto più piccoli che nei dipinti: un battaglione di 500 uomini formava un quadrato di meno di venti metri di lato. Gli artiglieri sparavano fino all'ultimo istante, si rifugiavano nei quadrati all'avvicinarsi dei cavalieri e poi tornavano ai pezzi per colpire gli squadroni in ritirata. Stranamente, i francesi non inchiodarono i cannoni di cui si impadronivano fra un'ondata e l'altra. Testimoni britannici avrebbero contato una dozzina di assalti. Il capitano Mercer, giudicando poco saldi i brunswickesi che lo circondavano, tenne in azione la sua batteria durante tutte le cariche.

Un cavallo non si getta contro una siepe di baionette, e la cavalleria da sola non può nulla contro un quadrato che tiene. Le cariche si infransero una dopo l'altra. Costarono care all'élite della cavalleria francese: la divisione di cavalleria pesante della Guardia perse il 47 % degli effettivi, e i granatieri a cavallo passarono da 796 uomini il 15 giugno a 462 il 19. Ney organizzò infine un attacco combinato con la fanteria di Bachelu e un reggimento della divisione Foy, circa 6 500 uomini; arrivò troppo tardi e ripiegò sotto il fuoco. L'episodio ispirò a Victor Hugo, nei Miserabili, la «strada incassata» in cui precipitano i corazzieri; in realtà la strada era incassata solo per circa 150 metri, e nessuna testimonianza dell'epoca riferisce una simile strage.

Plancenoit: i prussiani entrano in battaglia

Fanteria prussiana all'assalto del villaggio in fiamme di Plancenoit attorno alla chiesa
Adolph Northen, L'assalto prussiano a Plancenoit (1864): le brigate di Bülow contro la Giovane Guardia, attorno alla chiesa e al cimitero. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Alle 16.30 Bülow constatò che la strada di Plancenoit era aperta. Il villaggio, alle spalle della destra francese, dominava la strada di Charleroi, unica linea di ritirata dell'Armata del Nord. La 15ª brigata prussiana scacciò alla baionetta le truppe di Lobau dal castello di Frichermont e si collegò con i nassauesi della sinistra di Wellington, mentre la 16ª brigata marciava su Plancenoit con sei battaglioni. Lobau, in forte inferiorità numerica, ripiegò sul villaggio.

Napoleone dovette inviarvi la Giovane Guardia, otto battaglioni agli ordini del generale Duhesme. Riprese Plancenoit dopo un combattimento accanito, poi ne fu a sua volta scacciata. L'Imperatore impegnò allora due battaglioni della Vecchia e della Media Guardia, che riconquistarono il villaggio alla baionetta senza sparare un colpo. Plancenoit avrebbe cambiato mano cinque volte quella sera: attorno alla chiesa in fiamme e al cimitero trasformato in ridotta si combatté casa per casa, senza quartiere.

L'intervento prussiano non si misura solo dalle truppe impegnate. Costrinse Napoleone a sottrarre alla battaglia contro Wellington parte delle sue riserve, fra cui la Giovane Guardia, proprio nel momento in cui il centro anglo-alleato cominciava a cedere. Wellington lo riconobbe nel suo dispaccio: l'operazione di Bülow sul fianco nemico fu «delle più decisive».

La caduta di La Haye Sainte

Wellington a cavallo fra il suo stato maggiore sul campo di battaglia, mentre in primo piano a sinistra il principe d'Orange ferito viene portato via
Jan Willem Pieneman, La battaglia di Waterloo (1824): Wellington apprende che i prussiani si avvicinano; in basso a sinistra il principe d'Orange ferito viene evacuato. Rijksmuseum, Amsterdam, pubblico dominio.

Verso le 18.30, mentre Ney lanciava il suo attacco combinato, elementi riorganizzati del corpo di d'Erlon, guidati dal 13º leggero, presero finalmente La Haye Sainte. I difensori della King's German Legion avevano tenuto il centro del campo di battaglia per quasi tutta la giornata; erano rimasti senza munizioni. I superstiti ripiegarono sul crinale.

La perdita della fattoria scoprì il centro stesso dell'esercito di Wellington. Ney vi spinse tiratori e artiglieria a cavallo, che sparavano a mitraglia sui quadrati a poche decine di metri. Il 30º e il 73º reggimento, decimati, dovettero fondersi in un unico quadrato; il 27º Inniskilling perse due terzi degli effettivi senza poter lasciare la formazione, bloccato dalla minaccia della cavalleria. Le bandiere della brigata Halkett furono mandate nelle retrovie, misura senza precedenti. Inviato a riprendere la fattoria con un battaglione della Legione, il colonnello Ompteda fu ucciso e il suo battaglione distrutto dai corazzieri.

Attorno a Wellington cadevano gli ufficiali: il suo segretario militare FitzRoy Somerset, il suo aiutante di campo Canning, il suo quartiermastro generale De Lancey e i generali Alten e Cooke furono uccisi o feriti. Fu il momento di massimo pericolo per l'esercito anglo-alleato. Wellington avrebbe scritto che il tempo impiegato dai prussiani ad arrivare gli parve interminabile: «loro e il mio orologio sembravano essersi fermati».

Zieten sulla sinistra anglo-alleata

Nel frattempo il I corpo prussiano di Zieten giungeva all'estrema sinistra di Wellington, verso La Haie e Papelotte. Il congiungimento rischiò di fallire. Vedendo rifluire feriti e sbandati nassauesi, e avendo ricevuto da Blücher l'ordine di sostenere Bülow, Zieten cominciò a deviare verso Plancenoit. Il generale Müffling, ufficiale di collegamento prussiano presso Wellington, lo raggiunse e lo convinse che la battaglia era perduta se il suo corpo non fosse accorso subito a sostenere l'esercito inglese.

Zieten riprese la marcia. Il suo arrivo permise a Wellington di sguarnire la sinistra e di portare al centro le brigate di cavalleria leggera di Vivian e Vandeleur, ancora intatte. Per i francesi l'effetto morale fu terribile: aspettavano Grouchy, e a sbucare furono i prussiani. Verso le 19.30 la linea francese era piegata a ferro di cavallo, appoggiata a Hougoumont a sinistra, a Plancenoit a destra e a La Haie al centro.

L'attacco della Guardia

Napoleone a cavallo si rivolge ai granatieri della Guardia imperiale con colbacco di pelo d'orso, schierati prima dell'assalto finale
Ernest Crofts, Napoleon's last grand attack at Waterloo (1895): l'Imperatore arringa la sua Guardia prima dell'assalto al centro anglo-alleato. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Presa La Haye Sainte e stabilizzato per il momento il fronte di Plancenoit, verso le 19.30 Napoleone impegnò la sua ultima riserva: la fanteria della Guardia imperiale, mai sconfitta. L'attacco fu condotto da cinque battaglioni della Media Guardia, formati in quadrati di circa 550 uomini ciascuno, con artiglieria a cavallo fra l'uno e l'altro; tre battaglioni della Vecchia Guardia seguivano in seconda linea senza raggiungere la cresta. Ney, in sella al quinto cavallo della giornata, guidò l'assalto, ma deviò verso il centro-destra alleato invece di attaccare dritto al centro.

A destra, i granatieri di Friant e di Poret de Morvan travolsero la brigata britannica di Halkett, il cui generale fu gravemente ferito al volto; il principe d'Orange, che guidava un contrattacco, fu ferito a sua volta. Fu allora che il generale olandese Chassé, di propria iniziativa, fece avanzare la sua divisione: la batteria a cavallo del capitano Krahmer de Bichin prese d'infilata i granatieri e la brigata Detmers caricò alla baionetta. I granatieri piegarono.

Più a sinistra, i cacciatori della Guardia salirono su una cresta che sembrava abbandonata. Dietro di essa 1 500 Foot Guards del generale Maitland stavano sdraiati per sfuggire all'artiglieria. Si alzarono e fecero fuoco a bruciapelo: circa 300 cacciatori caddero alla prima scarica, fra cui il generale Michel. Il 4º cacciatori, 800 uomini, respinse per un momento le guardie britanniche, finché il 52º di fanteria leggera del colonnello Colborne non ruotò sul suo fianco, lo schiacciò con il fuoco e poi caricò.

La Guardia indietreggiò. La notizia attraversò l'esercito francese come un'onda d'urto: «La Garde recule! Sauve qui peut!» — «La Guardia indietreggia! Si salvi chi può!» Wellington si alzò sulle staffe e agitò il cappello per ordinare l'avanzata generale. Tutta la linea anglo-alleata scese dal crinale.

La rotta e l'incontro della Belle Alliance

Mischia di fanti e cavalieri francesi e britannici nel fumo alla fine della battaglia di Waterloo
Clément-Auguste Andrieux, La battaglia di Waterloo, 18 giugno 1815 (1852). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

I resti della Guardia si raccolsero attorno ai battaglioni di riserva, a sud di La Haye Sainte, per un ultimo combattimento. La brigata britannica di Adam, la Landwehr hannoveriana di Osnabrück e la cavalleria di Vivian e Vandeleur li dispersero. Fu durante questa ritirata che alcuni quadrati della Guardia, intimati alla resa, avrebbero risposto: «La Guardia muore ma non si arrende!» La frase, attribuita al generale Cambronne, è probabilmente apocrifa; la leggenda gli attribuisce anche una parola più breve. Cambronne, gravemente ferito, fu fatto prigioniero.

Nello stesso momento le brigate prussiane di Pirch e Bülow presero Plancenoit per l'ultima volta, aggirando il villaggio attraverso il bosco di Chantelet. La Guardia si ritirò in ordine, al grido di «Salviamo le nostre aquile!», prima di essere travolta dalla marea dei fuggiaschi. La divisione della Giovane Guardia avrebbe dichiarato il 96 % di perdite; due terzi del corpo di Lobau avevano cessato di esistere. Due battaglioni della Vecchia Guardia formavano ancora il quadrato ai due lati della Belle Alliance per coprire la ritirata; Napoleone rimase in quello di sinistra finché non lo persuasero a partire.

Verso le 21 Wellington e Blücher si incontrarono. La tradizione colloca la scena davanti alla locanda della Belle Alliance, il cui nome sembrava predestinato; più probabilmente avvenne un po' più a sud, sulla strada di Genappe. I prussiani avrebbero chiamato la battaglia «Belle Alliance», i francesi dapprima «battaglia di Mont-Saint-Jean». Wellington, che redasse il suo dispaccio dal quartier generale nel villaggio di Waterloo, le diede il nome rimasto.

L'esercito anglo-alleato, esausto, si fermò. L'inseguimento fu lasciato alla cavalleria prussiana, che Gneisenau spinse fino a Genappe verso le 23. Lì, nell'ingorgo al ponte sulla Dyle, i prussiani si impadronirono della carrozza di Napoleone e dei suoi diamanti. Nella notte furono presi circa 78 cannoni e 2 000 prigionieri. L'Armata del Nord non esisteva più.

Il bilancio umano

Dopo Borodino, Waterloo fu la battaglia più sanguinosa delle guerre napoleoniche combattuta in un solo giorno. Wellington contò circa 17 000 morti e feriti, Blücher circa 7 000 — 810 dei quali nel solo 18º reggimento prussiano, impegnato prima a Frichermont e poi a Plancenoit. Le perdite francesi ammontarono a 24 000 o 26 000 morti e feriti, di cui 6 000-7 000 prigionieri, cui si aggiungono circa 15 000 uomini che disertarono nei giorni seguenti.

I testimoni che percorsero il campo nei giorni successivi descrissero migliaia di feriti abbandonati senza soccorso fra i cadaveri di uomini e cavalli. I morti furono sepolti in fretta in fosse comuni, un lavoro che durò almeno dieci giorni. Eppure nessuna di queste fosse è mai stata ritrovata: secondo le ricerche degli storici Bernard Wilkin e Robin Schäfer, i contadini della zona dissotterrarono in seguito ossa umane e animali per venderle a un vicino zuccherificio, che le trasformava in carbone d'ossa per la raffinazione.

«La cosa più tirata che abbiate mai visto in vita vostra»: così Wellington riassunse la giornata. La frase esprime insieme la vittoria e lo stretto margine che la separò dalla sconfitta.

Grouchy e le cause della sconfitta

Mentre si combatteva a Waterloo, Grouchy affrontava a Wavre la retroguardia prussiana del generale Thielmann. La sconfisse la mattina del 19 giugno e, appresa la notizia del disastro, si ritirò in buon ordine verso la Francia. I suoi 33 000 uomini non comparvero mai sul campo di battaglia. Da Sant'Elena Napoleone gli attribuì una larga parte della responsabilità. Gli storici sono più divisi: gli ordini ricevuti furono tardivi e ambigui, il primo messaggio che lo richiamava verso Waterloo gli giunse solo in serata, e nulla prova che avrebbe potuto arrivare in tempo, anche marciando verso il cannone fin da mezzogiorno.

Lo stratega Jomini, contemporaneo dei fatti, individuò quattro cause: l'arrivo abilmente combinato di Blücher; la mirabile fermezza della fanteria britannica e il sangue freddo dei suoi capi; il tempo spaventoso, che aveva inzuppato il terreno e ritardato fino all'una un attacco che avrebbe dovuto essere sferrato al mattino; infine l'inconcepibile formazione del I corpo in masse troppo profonde. Clausewitz, capo di stato maggiore del corpo di Thielmann durante la campagna, respinse l'idea di una vittoria perduta per sfortuna o tradimento: vi vide l'effetto di errori gravi e di un'ambizione superiore ai mezzi.

La storiografia moderna insiste sull'interazione fra i due eserciti della coalizione. Senza la resistenza di Wellington, l'intervento prussiano sarebbe giunto troppo tardi; senza Blücher, Wellington, con il centro quasi spezzato e le riserve impegnate, difficilmente avrebbe retto contro una Guardia intatta. Si segnalano anche la delega del comando tattico a Ney, le cariche di cavalleria lanciate senza fanteria, la lentezza nel valutare la minaccia prussiana e una giornata perduta il 17 giugno.

Conseguenze: la fine dell'Impero

Napoleone lasciò il campo di battaglia e giunse a Parigi la mattina del 21 giugno. Pensava ancora di radunare un esercito, ma la Camera dei rappresentanti, su iniziativa di La Fayette, si dichiarò in seduta permanente per prevenire qualsiasi scioglimento. Privo di sostegno politico, l'Imperatore abdicò il 22 giugno in favore del figlio; le Camere ignorarono questa clausola. I coalizzati entrarono a Parigi il 7 luglio e Luigi XVIII riebbe il trono.

Rifugiatosi a Rochefort, Napoleone rinunciò a raggiungere l'America e il 15 luglio si arrese al capitano Maitland a bordo del Bellerophon. Il governo britannico lo deportò a Sant'Elena, dove morì nel 1821. Il secondo trattato di Parigi, firmato il 20 novembre 1815, fece pagare alla Francia i Cento Giorni: perdita dei territori conservati nel 1814, un'indennità di 700 milioni di franchi e diversi anni di occupazione.

Nel lungo periodo Waterloo chiuse ventitré anni di guerre quasi ininterrotte nate dalla Rivoluzione. L'Europa del congresso di Vienna non avrebbe più conosciuto un grande conflitto fra grandi potenze fino alla guerra di Crimea, quasi quarant'anni dopo. Il Regno Unito ne uscì potenza dominante sui mari e la Prussia rafforzata in Germania. In inglese, «incontrare la propria Waterloo» indica da allora una sconfitta definitiva.

Memoria: dalla Collina del Leone ai Miserabili

La Collina del Leone, altura artificiale a forma di cono sormontata dalla statua di un leone, che domina i campi del sito della battaglia di Waterloo
La Collina del Leone a Braine-l'Alleud, eretta nel cuore del campo di battaglia. Foto di Myrabella, 2011, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

Il turismo cominciò il giorno dopo la battaglia: il 19 giugno Mercer vide già una carrozza arrivata da Bruxelles far scendere dei curiosi sul terreno. Il re Guglielmo I dei Paesi Bassi fece innalzare al centro della linea anglo-alleata, dove era stato ferito suo figlio, il principe d'Orange, una collina artificiale sormontata da un leone: la Collina del Leone. I circa 300 000 metri cubi di terra necessari furono prelevati dal crinale stesso, facendo scomparire la scarpata della strada per Ohain. Hougoumont, La Haye Sainte e la Belle Alliance, invece, esistono ancora, come i campi a est della strada principale.

All'incrocio fra la strada principale e la strada per Ohain, diversi monumenti segnano le tombe dei soldati britannici, olandesi, hannoveriani e della King's German Legion. Un monumento ai caduti francesi, l'Aquila ferita, sorge dove si sarebbe formato uno degli ultimi quadrati della Guardia; a Plancenoit si trova un monumento prussiano. Nel Regno Unito il 1º reggimento delle Foot Guards, ritenuto vincitore dei granatieri della Vecchia Guardia, ricevette il titolo di Grenadier Guards e ne adottò il colbacco di pelo d'orso.

In Francia la sconfitta divenne un mito letterario. Victor Hugo ne fece il grido di «L'Expiation», nei Castighi — «Waterloo! Waterloo! Waterloo! mesta pianura!» — e dedicò poi alla battaglia un intero libro dei Miserabili, dove la strada incassata e la parola di Cambronne entrarono nella leggenda. Due secoli dopo la memoria resta sensibile: nel 2015 la Francia protestò contro una moneta belga da due euro dedicata al bicentenario, e il Belgio la fece fondere e la riemise con un valore facciale non corrente.

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