Campi di battaglia

Campo di battaglia di Waterloo

La collina del Leone, il Panorama e un paesaggio tutelato dal 1914

50.6781°N, 4.4054°E

I due crinali su cui gli eserciti si scontrarono il 18 giugno 1815 sono ancora lì, a sud di Bruxelles. Un leone di ghisa li sorveglia dal 1826, e una legge del 1914 li ha salvati dalla lottizzazione.

Contesto storico

La battaglia porta il nome di un villaggio in cui non si combatté. Waterloo, dove Wellington aveva il suo quartier generale e da cui datò il suo rapporto di vittoria, si trova qualche chilometro più a nord; i combattimenti del 18 giugno 1815 si svolsero più a sud, su terre che oggi si dividono quattro comuni, Braine-l'Alleud, Lasne, Genappe e la stessa Waterloo. Il terreno si legge ancora senza fatica. Due crinali bassi si fronteggiano ai lati della strada da Charleroi a Bruxelles, l'attuale N5: quello di Mont-Saint-Jean a nord, dove teneva l'esercito alleato, e quello della Belle-Alliance a sud, da cui partivano gli attacchi francesi. Le fattorie del 1815 sono quasi tutte in piedi: Mont-Saint-Jean, La Haye Sainte, la Belle-Alliance, Papelotte, Hougoumont.

Pianta antica del campo di battaglia di Waterloo con il crinale di Mont-Saint-Jean, le fattorie di Hougoumont, La Haye Sainte e Papelotte e la strada per Bruxelles
A Sketch of the Battle of Waterloo, pianta inglese del campo di battaglia (anni 1880): la strada da Charleroi a Bruxelles taglia da sud a nord i due crinali su cui si fronteggiavano gli eserciti. Bibliothèque nationale de France, pubblico dominio.

Il punto di riferimento che si scorge da ogni parte è la collina del Leone. Il re Guglielmo I dei Paesi Bassi la fece innalzare nel luogo presunto in cui il figlio maggiore, il principe d'Orange, era stato ferito alla spalla alla fine della battaglia. Il progetto fu affidato nel 1820 all'architetto Charles Vander Straeten; il cantiere, aperto nel 1824, spostò circa 290 000 metri cubi di terra per erigere un cono alto 41 metri, che oggi si sale per una scala di 226 gradini. In cima, un leone di ghisa di 28 tonnellate, modellato da Jean-Louis Van Geel e fuso nelle officine di John Cockerill a Seraing, fu issato sul piedistallo il 28 ottobre 1826. Rivolto verso la Francia, posa la zampa su una sfera.

La Collina del Leone, altura artificiale a forma di cono sormontata dalla statua di un leone, che domina i campi del sito della battaglia di Waterloo
La collina del Leone a Braine-l'Alleud, eretta nel cuore del campo di battaglia. Foto di Myrabella, 2011, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

Il monumento è costato al terreno una parte della sua verità. La terra fu prelevata sull'altopiano stesso, fino ai pressi della Haye Sainte, e il livello del suolo ne risultò abbassato: il monumento Gordon, eretto dalla famiglia in memoria dell'aiutante di campo di Wellington, e il monumento agli hannoveriani, che gli sta di fronte dall'altra parte della strada, si ergono oggi su piccoli rilievi che segnano l'antica quota del terreno. La strada incassata di Ohain, che la tradizione, e Victor Hugo dopo di essa, considera la trappola della cavalleria francese, ha perso la sua profondità. Tornato sul posto qualche anno dopo, Wellington avrebbe detto che gli avevano rovinato il suo campo di battaglia. Lo stesso leone rischiò di non sopravvivere: nel 1832 soldati del maresciallo Gérard, diretti all'assedio della cittadella di Anversa, tentarono di abbatterlo e gli spezzarono la coda.

Ai piedi della collina, una rotonda neoclassica progettata nel 1911 dall'architetto Franz Van Ophem ospita il Panorama della battaglia. La tela circolare, dipinta nel 1912 da Louis Dumoulin in vista del centenario, misura 110 metri di lunghezza per 12 di altezza; in primo piano, un finto terreno disseminato di oggetti reali — staccionate, fucili, aratri, soldati e cavalli caduti — prolunga l'illusione fino ai piedi del visitatore. È una delle testimonianze più importanti di questo spettacolo di massa nato alla fine del Settecento; la rotonda e la tela sono tutelate come monumento dal 1998.

Per il bicentenario, il 21 maggio 2015 è stato inaugurato accanto alla collina un museo sotterraneo. Il Memoriale Waterloo 1815 riunisce da allora in un unico percorso questo museo, il Panorama, la collina, che si sale ormai soltanto passando dal museo, e la fattoria di Hougoumont, restaurata lo stesso anno.

Se il paesaggio è cambiato così poco, è perché è tutelato da più di un secolo. All'inizio del Novecento la vicinanza di Bruxelles faceva temere lottizzazioni e speculazione; una sottoscrizione pubblica aperta in Gran Bretagna aiutò lo Stato belga a indennizzare i proprietari, e il 26 marzo 1914 il Parlamento votò una legge di tutela del sito, la prima del genere in Belgio. Da allora è stata intaccata ben poco — soltanto un convento di domenicane è stato costruito nel 1929 a Fichermont, nella parte nord-orientale del campo di battaglia — e nel 2015 la Regione vallona ha esteso il perimetro tutelato a 986 ettari.

Più di centotrentacinque monumenti punteggiano il sito. A Plancenoit, il monumento prussiano ricorda dal 1819 i soldati di Bülow e di Pirch. Dalla parte francese, il più noto è l'Aquila ferita, bronzo di Jean-Léon Gérôme inaugurato nel 1904 sul bordo della strada, duecento metri a sud della Belle-Alliance, in memoria dell'«ultimo quadrato»; lo scultore era morto qualche mese prima. Quasi di fronte, una colonna eretta nel 1911-1912 ricorda che Victor Hugo trascorse due mesi a Mont-Saint-Jean nel 1861 e vi terminò I miserabili.

Due case incorniciano la visita, ai due capi della strada. A nord, nel borgo di Waterloo, di fronte alla chiesa di San Giuseppe, l'antica locanda Bodenghien, stazione di posta dal 1777, è diventata il museo Wellington: il duca vi trascorse le notti del 17 e del 18 giugno e vi redasse il suo rapporto di vittoria. A sud, a Vieux-Genappe, la fattoria del Caillou, dove Napoleone passò la notte precedente la battaglia e fissò le disposizioni per il giorno dopo, ospita un museo che conserva il suo letto da campo. Fra queste due case sta l'intera giornata del 18 giugno: è ciò che fa di Waterloo, già nell'Ottocento il campo di battaglia più visitato d'Europa, un luogo dove si viene ancora per capire quanto per ricordare.

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