Battaglia Vittoria francese

Somosierra

30 novembre 1808 · Passo di Somosierra, sierra de Guadarrama

Il 30 novembre 1808, sulla strada da Burgos a Madrid, la Grande Armée urtò contro il passo di Somosierra, a 1440 metri nella sierra de Guadarrama, dove il generale Benito de San Juan aveva scaglionato sedici cannoni lungo i tornanti. La fanteria si arenò nella nebbia; non potendo aggirare la posizione, Napoleone lanciò al galoppo uno squadrone dei chevau-légers polacchi della sua Guardia, che strappò le batterie una dopo l'altra. La strada di Madrid era aperta: la capitale capitolò il 4 dicembre.

Forze in campo

Esito: Vittoria francese, strada di Madrid aperta

Tricolore (1794)

Francia

  • Napoléon Ier
  • Victor
  • Ruffin
  • Kozietulski

Avanguardia di circa 8000 uomini, distaccata da un esercito di 45 000 in marcia su Madrid

Perdite: Circa 300 morti e feriti

Bandiera rossa e gialla del 1785

Spagna

  • Benito de San Juan

Da 8000 a 9000 uomini e 16 cannoni al passo; fino a 12 000 secondo alcuni conteggi

Perdite: Circa 250 morti e feriti e fino a 3000 prigionieri secondo le fonti; i 16 cannoni perduti

Bandiere: FDRMRZUSA, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Coordinate della battaglia

Somosierra

Coordinate 41,1325° N · 3,5817° O

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Resoconto della battaglia

Napoleone viene a riprendere in mano la Spagna

La capitolazione di Bailén, nel luglio 1808, aveva cacciato Giuseppe Bonaparte da Madrid e mostrato all'Europa che un esercito imperiale poteva deporre le armi. Napoleone decise di andarci di persona. Lasciò Bayonne la mattina del 5 novembre 1808 e assunse il comando la sera stessa a Vitoria, alla testa di forze che in tre settimane sgominarono le due ali dell'esercito spagnolo: Soult a Burgos il 10 novembre, Victor a Espinosa l'11, Lannes a Tudela il 23. La strada della capitale era libera, e l'Imperatore la imboccò con circa 45 000 uomini.

Tra lui e Madrid si ergeva la sierra de Guadarrama. Due passi la valicano: quello di Guadarrama a ovest, quello di Somosierra a nord-est, sulla grande strada di Burgos. Lì si giocò la giornata del 30 novembre.

Veduta ad acquerello grigio dell'imbocco della gola di Somosierra: in primo piano un albero secco isolato, a sinistra un gruppo di soldati attorno a un ferito, al centro ufficiali a cavallo e sullo sfondo i versanti spogli della sierra che chiudono la valle
Louis-Albert Bacler d'Albe, Imbocco della gola di Somo-Sierra, inizio del XIX secolo. Il geografo di fiducia di Napoleone seguì la campagna di Spagna. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Il chiavistello di Somosierra

Per difendere Madrid, il generale Benito de San Juan aveva radunato una ventina di migliaia di uomini: qualche battaglione regolare scampato ai disastri di novembre, battaglioni di milizia e unità di nuova leva. Doveva coprire più strade insieme e disperse perciò forze già troppo deboli: circa 8000 uomini al passo di Guadarrama, da 3000 a 3500 in posto avanzato a Sepúlveda, e il resto — da 8000 a 9000 uomini secondo le fonti — a Somosierra, con sedici cannoni.

Il terreno valeva un esercito. La strada sale a tornanti fino ai 1440 metri del passo, in una gola larga appena qualche decina di metri, addossata a versanti pietrosi dove la fanteria non si spiega. San Juan vi scaglionò l'artiglieria in quattro batterie successive, di due o tre pezzi ciascuna, l'ultima al passo sensibilmente più fornita secondo le stime degli ufficiali francesi. Ogni batteria batteva il tornante seguente: tutto ciò che saliva per la strada prendeva la mitraglia di fronte, a bruciapelo.

Carta manoscritta ad acquerello della gola di Somosierra: la strada sale da sud fino al villaggio di Somosierra in alto, con le diciture « chapelle » e « Redoute », tra versanti tratteggiati; in basso i casali di Villarejo e Robregordo
Carta della gola di Somosierra rilevata nel 1809 dall'ingegnere geografo Fransard. La strada, unica via praticabile, risale la gola fino al villaggio e alla ridotta del passo. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

La vigilia: lo scontro di Sepúlveda

Il primo allarme venne da ovest. La sera del 29 novembre la brigata distaccata a Sepúlveda respinse un attacco francese condotto dai fucilieri della Guardia infliggendogli perdite serie; calata la notte, si sottrasse a una superiorità numerica schiacciante. L'episodio costò a San Juan tremila uomini che l'indomani non sarebbero stati al passo, ma avvertì i francesi che stavolta gli spagnoli non crollavano al primo urto.

La nebbia e le batterie

La mattina del 30 una bruma fitta annegava la gola. Napoleone spinse la fanteria dritta sul passo — l'avanguardia del I corpo di Victor, con la divisione Ruffin — mentre piccoli distaccamenti salivano al coperto sui fianchi. Si scambiarono scariche di moschetteria da un versante all'altro. Gli spagnoli tennero, serviti dal terreno e da un'ostinazione che gli stessi racconti francesi riconoscono; i tiratori guadagnavano terreno, ma lentamente, e le ore passavano.

La carica dei chevau-légers polacchi

La posizione non poteva essere aggirata in tempo. Napoleone diede allora l'ordine che i suoi luogotenenti giudicarono impossibile: prendere le batterie con la cavalleria, per la strada. Gli si attribuisce la risposta che fece fortuna: «Come? Impossibile! Non conosco questa parola! Per i miei polacchi nulla dev'essere impossibile!»

Assente il capo squadrone Stokowski, fu Jan Kozietulski a radunare il 3º squadrone dei chevau-légers polacchi della Guardia — la 3ª e la 7ª compagnia, da centoventicinque a centocinquanta cavalieri secondo i racconti. Sciabola sguainata, in colonna per quattro perché la strada non offriva di più, partirono al galoppo. La mitraglia li falciava a decine; superarono le batterie una dopo l'altra sciabolando i serventi e seminando i loro morti lungo tutta la salita — tra essi i tenenti Rudowski, Krzyżanowski e Rowicki. Kozietulski perse il cavallo dopo la prima batteria; Dziewanowski prese la testa e cadde dopo la terza; Krasiński, poi Niegolewski, proseguirono. Quest'ultimo, ultimo ufficiale illeso, guidò l'assalto alla batteria del passo; gli spagnoli la ripresero brevemente e lo lasciarono per morto, trafitto da nove baionettate e ferito al capo.

Napoleone impegnò subito il 1º, il 2º e il 4º squadrone del reggimento, guidati da Tomasz Łubieński, con i cacciatori a cavallo della Guardia e i dragoni di La Houssaye. Alla vista di questi rinforzi la milizia andalusa si sbandò, trascinando indietro tutta la linea. I cannoni restarono ai polacchi.

Dipinto del campo di battaglia di Somosierra: in primo piano feriti e uno stato maggiore a cavallo presso una croce di pietra, al centro la strada che risale la gola sotto il fumo delle batterie e sullo sfondo le creste della sierra coperte di truppe
Louis-François Lejeune, Battaglia di Somosierra, 30 novembre 1808, olio su tela, Salon del 1810, castello di Versailles. Ufficiale di stato maggiore oltre che pittore di battaglie, Lejeune mostra la gola satura di fumo più che la carica stessa. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.

Madrid, quattro giorni dopo

Il bilancio fu breve per le grandi giornate dell'Impero: circa trecento morti e feriti dalla parte franco-polacca; dalla parte spagnola, circa duecentocinquanta uomini fuori combattimento e fino a tremila prigionieri secondo le fonti, i sedici cannoni perduti e un esercito che si sfaldava nella ritirata. San Juan ripiegò su Madrid quel che gli restava. Le pattuglie francesi raggiunsero i sobborghi già il 1º dicembre; il 4, un bombardamento d'artiglieria travolse la difesa, i generali Morla e de la Vera firmarono la capitolazione e l'esercito imperiale entrò in città per la seconda volta quell'anno. Quanto a San Juan, ferito, tentò ancora di radunare truppe: poche settimane dopo i suoi stessi soldati ammutinati lo fucilarono.

Una gloria contesa

Somosierra non fu la manovra di Ulm né la tenaglia di Austerlitz: un'avanguardia, una gola, un quarto d'ora di cavalleria. Eppure la battaglia alimentò una delle più tenaci querelle di memoria dell'Impero. Ufficiali francesi attribuirono il successo alla fanteria di Ruffin, che aveva in effetti logorato i difensori per tutta la mattina; il 13º bollettino della Grande Armée dà invece il ruolo decisivo ai chevau-légers polacchi. Tra i polacchi, Łubieński e Niegolewski si contesero l'onore di aver preso i cannoni, ciascuno sminuendo la parte dell'altro. La verità è una somma: la fanteria aprì la via, la prima carica prese tutte e quattro le batterie sia pure per poco, la seconda trasformò la breccia in rotta.

Il resto è passato nella lingua. A generali che sostenevano che i polacchi avessero preso le batterie perché ubriachi, Napoleone avrebbe risposto: «E allora, signori, imparate a essere ubriachi come i polacchi» — espressione il cui suono spregiativo in francese nasconde un'origine schiettamente elogiativa. Quanto agli artiglieri spagnoli, morti sui pezzi piuttosto che abbandonarli, ebbero l'omaggio degli avversari. Per i reggimenti polacchi della Guardia, Somosierra resta il fatto d'armi fondatore, quello che si cita prima ancora delle lance di Borodino o di Waterloo.

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