Le truppe francesi erano entrate a Madrid nel marzo 1808, ufficialmente dirette in Portogallo. Quando la famiglia reale partì per Baiona, la città capì di essere stata spogliata. Il 2 maggio la folla attaccò i convogli che portavano via gli ultimi infanti; l'insurrezione raggiunse la Puerta del Sol, dove caricò la cavalleria mamelucca della Guardia.
La repressione durò tutta la notte. Centinaia di madrileni furono fucilati alla Moncloa e sulla montagna del Príncipe Pío, per ordine di una commissione militare presieduta da Murat. Goya avrebbe dipinto quelle due giornate nel 1814, nel dittico del Dos de mayo e del Tres de mayo: la carica e il plotone, il furore e l'uccisione amministrativa.
Giuseppe Bonaparte entrò in luglio, dovette fuggire tre settimane dopo la capitolazione di Dupont a Bailén, e tornò solo in dicembre, quando Napoleone riprese la città di persona. I decreti di Chamartín abolirono l'Inquisizione, i diritti feudali e due terzi dei conventi: riforme reali, imposte da un esercito d'occupazione e perciò respinte insieme a esso.
Re Giuseppe, che i madrileni soprannominarono Pepe Botella pur non bevendo particolarmente, governò una capitale ostile e aprì piazze — la plaza de Oriente, la plaza de Santa Ana — che gli valsero anche il nomignolo di re delle piazze. Lasciò Madrid definitivamente dopo Vitoria, nel giugno 1813. La guerra di Spagna sarebbe costata all'Impero più uomini della campagna di Russia.