Avvenimento

Costituzione dell'anno VIII

24 décembre 1799

Consolato (1799-1804)

La Costituzione redatta dopo brumaio affidò l'essenziale del potere a un Primo Console, Bonaparte, affiancato da Cambacérès e Lebrun. Sieyès, che sperava in un esecutivo decorativo, fu spostato al Senato conservatore. Il suffragio fu svuotato dalle liste di notabilità, e il plebiscito di febbraio 1800 approvò il testo con una maggioranza schiacciante e sorvegliata.

Sieyès, spossessato del proprio progetto

Ritratto di Emmanuel-Joseph Sieyès in abito scuro, sguardo grave verso l'osservatore
Jacques-Louis David, ritratto di Emmanuel-Joseph Sieyès, 1817. Dominio pubblico, Wikimedia Commons.

Da anni Sieyès elaborava una costituzione in cui l'esecutivo, ridotto a un «Grande Elettore» privo di truppe e di bilancio propri, si sarebbe limitato a nominare due consoli incaricati del governo reale, prima di ritirarsi a sua volta in un dorato riposo. Bonaparte, che aveva condotto con lui il colpo di Stato di brumaio ma intendeva raccoglierne da solo i frutti, rifiutò nettamente questa carica decorativa: la paragonò, in una formula rimasta celebre, all'ingrasso di un «maiale» nutrito di milioni per non fare nulla. Sieyès cedette. Il Grande Elettore sparì dal testo definitivo; le sue prerogative elettorali passarono al neonato Senato conservatore, dove Sieyès stesso e Roger-Ducos, secondo e terzo console uscenti, entrarono come membri fondatori — una ricompensa onorifica per un progetto svuotato della sua sostanza. La Costituzione, completata il 22 frimaio dell'anno VIII e promulgata il 24 dicembre 1799, ne conservò l'architettura istituzionale, ma non più la sua idea di potere.

Tre consoli, un solo padrone

Il testo affidava l'esecutivo a tre consoli eletti per dieci anni, ma l'uguaglianza si fermava alla parola: Bonaparte, Primo Console, proponeva da solo le leggi e nominava e revocava da solo ministri, generali, giudici e prefetti, mentre Cambacérès e Lebrun, secondo e terzo console, avevano solo un voto consultivo registrato in un verbale. Il potere legislativo era frammentato in quattro organi affinché nessuno potesse trasformarsi in un'assemblea rivale: il Consiglio di Stato redigeva i progetti sotto la direzione del Primo Console, il Tribunato li discuteva senza votarli, il Corpo legislativo li votava senza discuterli, e il Senato conservatore, ottanta membri cooptati a vita, si limitava a garantirne la costituzionalità. Questa frammentazione calcolata, in cui deliberare e decidere non si incontravano mai, riassume da sola lo spirito del regime: lo stesso Sieyès ne aveva coniato la massima — «la fiducia viene dal basso, il potere viene dall'alto» — senza immaginare che ne avrebbe beneficiato un altro.

Un suffragio svuotato del suo scopo

Sulla carta, la Costituzione ristabiliva il suffragio universale maschile. Nei fatti, i cittadini non votavano più per dei candidati ma per delle liste di fiducia: un decimo dei votanti comunali componeva la lista comunale, un decimo di questa la lista dipartimentale, un decimo di quest'ultima la lista nazionale — un bacino di poche migliaia di nomi da cui il potere sceglieva poi, senza ulteriore consultazione, i membri del Tribunato, del Corpo legislativo e delle grandi cariche pubbliche. Il testo fu sottoposto al popolo con un plebiscito nel febbraio 1800; il 7 febbraio Luciano Bonaparte, ministro dell'Interno e fratello del Primo Console, proclamò un risultato schiacciante: 3.011.007 sì contro 1.562 no. Lo storico Claude Langlois dimostrò nel 1972 che queste cifre erano state gonfiate — il totale reale dei sì espressi si aggirava piuttosto intorno a 1,55 milioni —, una frode senza conseguenze, poiché l'esito, in un senso o nell'altro, non era mai stato in dubbio.

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