Corpo d'armata

Riserva di cavalleria (Murat)

Sciabole della Grande Armée

1805-1812

La riserva di cavalleria, posta sotto Joachim Murat, re di Napoli e cognato dell'Imperatore, concentra corazzieri, dragoni e cavalleria leggera per l'urto decisivo. L'8 febbraio 1807 a Eylau, circa diecimila-dodicimila sciabole perforano il centro russo e salvano l'esercito francese da una rottura. È una delle maggiori cariche della storia militare europea.

Una riserva per colpire, non per parare

Nel sistema napoleonico, ogni corpo d'armata possiede la sua cavalleria di copertura, ma la massa decisiva — corazzieri, carabinieri, dragoni di riserva — è riunita sotto un comando unico. Joachim Murat, maresciallo fiammeggiante, riceve questa riserva. La sua missione: sfruttare una breccia, inseguire un esercito in rotta o, come a Eylau, chiudere una catastrofe.

L'organizzazione evolve: divisioni di Grouchy, d'Hautpoul, Klein, Milhaud e altri secondo gli anni; talvolta scissione temporanea in più corpi di cavalleria. L'essenziale rimane: migliaia di cavalli tenuti in mano dietro la linea, pronti a slanciarsi a un ordine.

Murat incarna l'immagine del cavaliere d'Impero — piuma, dolman, panache — ma la riserva che guida è anche una macchina logistica: foraggi, ferri, rimonta, disciplina di colonna.

Austerlitz e Jena: lo sfruttamento

Ad Austerlitz, la cavalleria di riserva e quella della Guardia intervengono quando il centro coalizzato traballa: inseguimenti, urti contro la Guardia russa, contributo al crollo finale. A Jena e nell'inseguimento prussiano del 1806, Murat moltiplica le cariche e le intimazioni di piazze: la cavalleria trasforma una vittoria di campo di battaglia in crollo strategico.

Queste campagne mostrano la riserva nel suo ruolo « classico »: non salvare una linea rotta, ma finire un nemico già sbilanciato. Le strade di Germania si riempiono di sciabole e prigionieri.

Eylau, 8 febbraio 1807: la carica degli 80 squadroni

L'8 febbraio 1807, sotto una tempesta di neve, il VII corpo di Augereau si disintegra di fronte ai russi. Una breccia di circa millecinquecento metri si apre nel centro francese; Napoleone è minacciato. Si rivolge a Murat. La riserva — divisioni di Grouchy, d'Hautpoul, Klein, Milhaud, brigate leggere — si mette in moto: circa 80 squadroni, ossia circa 10 700 a 12 000 cavalieri secondo le stime.

La carica perfora il centro russo in più punti, ripassa, carica ancora. D'Hautpoul è mortalmente ferito. Le perdite francesi sono pesanti — dell'ordine di millecinquecento cavalieri fuori combattimento — ma la linea tiene. Senza questo intervento, Eylau avrebbe potuto essere una sconfitta maggiore prima dell'arrivo dei rinforzi.

La letteratura — Balzac e il colonnello Chabert, Hugo e il cimitero di Eylau — ha fissato l'immagine: neve, sciabole, nebbia di polvere. La storia militare vi vede soprattutto un impiego massiccio e coordinato della cavalleria pesante e dei dragoni per restaurare un centro rotto.

Da Tilsit alla Moskova

Dopo Tilsit, la riserva di cavalleria resta uno strumento d'impero: Spagna per certi distaccamenti, Wagram per altre masse. Nel 1812, Murat guida ancora immense colonne di cavalieri verso la Russia. Alla Moskova, la cavalleria francese moltiplica gli urti contro le ridotte e le linee russe; le perdite in cavalli, già critiche prima di Mosca, diventano catastrofiche durante la ritirata.

La riserva che aveva salvato Eylau non può salvare un esercito le cui montature muoiono di freddo e di fame. La lezione è brutale: senza rimonta e senza foraggio, la sciabola più brillante non è più che un fante esausto.

Memoria e posterità

Murat finisce re di Napoli, poi fucilato nel 1815 dopo un'avventura disperata. La riserva di cavalleria che simboleggia sopravvive negli stati maggiori come modello — e come ammonimento. Le cariche di Eylau restano studiate; ricordano che una massa di cavalleria ben impegnata può cambiare una battaglia, ma che non sostituisce né la fanteria né l'artiglieria nella durata.

Per Empire Napoléon, la riserva di Murat è il braccio armato dell'urto: Austerlitz per sfruttare, Jena per inseguire, Eylau per salvare, la Moskova per esaurirsi. Tra panache e statistiche di rimonta, racconta tutta la grandezza e tutta la fragilità della cavalleria imperiale.

Quando le corazze di Eylau scintillano ancora nei musei, parlano meno del re di Napoli che di quei migliaia di uomini che, un pomeriggio di neve, accettarono di caricare nel fumo per chiudere una breccia.

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