Origini e creazione
I granatieri a cavallo della Guardia ereditano i granatieri a cavallo della Guardia dei Consoli, già illustrati sotto il Consolato. Il 18 maggio 1804 entrano nell’organigramma della Guardia imperiale come reggimento di cavalleria pesante d’élite, posto sotto l’autorità del colonnello generale Bessières.
La loro vocazione non è la scaramuccia: è la carica di rottura, l’intervento massiccio quando il centro nemico vacilla o quando occorre ristabilire una linea francese minacciata. L’unità coltiva un’estetica di potenza — cavalli di alta taglia, uniformi scure, berretti d’orso — che impressiona tanto gli alleati quanto gli avversari.
Nel corso delle campagne, il reggimento resta relativamente limitato in effettivi rispetto alla cavalleria di linea, proprio per preservare la qualità del reclutamento e delle montature.
Organizzazione ed effettivi
Il reggimento si organizza in squadroni. Gli effettivi variano; gli ordini di grandezza citati dagli storici ruotano spesso intorno a mille fino a quindicento sciabole in periodo normale, con cali dopo le campagne micidiali. Le cifre esatte dipendono dalle rassegne e dai depositi.
Bessières sovrintende la cavalleria di Guardia; sul terreno, ufficiali come il generale Walther o il colonnello (poi generale) Lepic compaiono nel comando immediato dei granatieri a cavallo. Lepic resta associato alla carica di Eylau e alla replica celebre tramandata dalla tradizione: « Alte le teste! La mitraglia non è merda! »
Nella gerarchia della Guardia, i granatieri a cavallo appartengono senza ambiguità alla Vecchia Guardia. Il loro status eguaglia quello dei cacciatori a cavallo per il prestigio, con una missione più nettamente « pesante ».
Uniforme, armamento e reclutamento
Il berretto d’orso, l’abito blu scuro a risvolti, gli stivali da cavaliere e la sciabola dritta di cavalleria pesante compongono la silhouette classica. I cavalli, spesso neri o molto scuri secondo le descrizioni d’epoca, rafforzano l’effetto di massa omogenea.
Il reclutamento esige cavalieri esperti, di statura adeguata, capaci di padroneggiare una montatura pesante al galoppo sotto il fuoco. La paga e i vantaggi di Guardia attirano i migliori elementi dei reggimenti di corazzieri e dragoni, senza che l’ingresso sia automatico.
L’addestramento insiste sulla coesione della carica: una cavalleria pesante che si disloca perde il suo vantaggio. I granatieri a cavallo si esercitano a tenere l’allineamento fino allo scontro.
Fatti d’armi
Ad Austerlitz, la cavalleria di Guardia interviene per completare il successo quando il dispositivo alleato si spezza. I granatieri a cavallo fanno parte di quella riserva montata che Bessières tiene vicino all’Imperatore.
Ad Eylau, l’8 febbraio 1807, nella tempesta di neve, la grande carica di cavalleria — in cui Murat impegna anche la riserva — vede i granatieri a cavallo svolgere un ruolo d’urto. La tradizione trattiene l’atteggiamento di Lepic sotto la mitraglia, simbolo di un sangue freddo di corpo.
Sono presenti nelle campagne d’Austria (1809), di Russia (1812) e di Germania (1813). Come tutta la cavalleria di Guardia, soffrono la perdita di cavalli in Russia: senza montature, la migliore unità diventa fanteria improvvisata.
A Waterloo, la cavalleria di Guardia carica a più riprese contro i quadrati alleati senza ottenere la rottura decisiva. I granatieri a cavallo pagano il prezzo di quegli assalti ripetuti contro una fanteria ancora salda e un’artiglieria micidiale.
Eredità e memoria
Nella pittura e nell’incisione del XIX secolo, il granatiere a cavallo della Guardia incarna la cavalleria napoleonica in ciò che ha di più solenne. I musei di uniformi conservano abiti e berretti che ancora affascinano il pubblico.
La loro memoria si mescola a quella di Bessières: una cavalleria di riserva, non una cavalleria di parata, il cui valore si misurava nel momento scelto per lasciare la briglia.