Il 10 maggio 1796 l'armata d'Italia forzò il passaggio dell'Adda a Lodi: sotto la mitraglia, una colonna di granatieri e carabinieri, rilanciata da Masséna, Berthier e Lannes, prese un ponte di legno lungo circa 200 metri. La retroguardia austriaca sfuggì e lo scontro non decise nulla, ma Lodi entrò subito nella leggenda di Bonaparte.
Forze in campo
Esito: Vittoria francese
Repubblica francese
- Bonaparte
- Masséna
- Berthier
- Lannes
- Beaumont
15 500 fanti e 2000 cavalieri, giunti progressivamente
Perdite: Da 350 a 900 uomini secondo le fonti
Austria
- Sebottendorf
- Vukassovich
Da 6500 a 10 000 uomini secondo le fonti, 14 cannoni
Perdite: Circa 2000 uomini, per lo più prigionieri, e da 14 a 16 pezzi
Coordinate della battaglia
Ponte di Lodi
Coordinate 45,3140° N · 9,5030° E
Resoconto della battaglia
La primavera folgorante del 1796
Nominato al comando dell'armata d'Italia, il generale Bonaparte sorprese l'Europa fin dalle prime settimane della campagna. Nell'aprile 1796 separò gli eserciti austriaco e piemontese a Montenotte e a Mondovì e costrinse il regno di Sardegna a firmare l'armistizio di Cherasco il 28 aprile. Ingannò poi il generale austriaco Beaulieu attraversando il Po a Piacenza, mentre questi lo attendeva circa 80 chilometri più a monte, a Valenza.
Beaulieu riuscì a evitare l'accerchiamento, ma dovette abbandonare Milano e ripiegare dietro l'Adda. Bonaparte seguì il fiume e raggiunse Lodi, dove una retroguardia austriaca teneva ancora il ponte.
Un ponte sull'Adda
Lodi sorge sulla riva destra dell'Adda. Il ponte, in legno e senza parapetto, lungo circa 200 metri, era l'unico passaggio del settore. Sull'altra riva il generale Sebottendorf aveva l'ordine di resistere ventiquattr'ore e poi di ripiegare di notte verso Crema. Disponeva di nove battaglioni schierati su due linee — tre battaglioni di croati allo sbocco del ponte, gli altri un centinaio di passi più indietro — e di quattordici cannoni che battevano il ponte; la sua cavalleria, austriaca e napoletana, attendeva poco più lontano, a Fontana, e tre battaglioni sorvegliavano un altro passaggio a valle, a Corte Palasio. Le cifre variano secondo le fonti: circa 6500 uomini secondo alcune, quasi 10 000 secondo altre, sfiniti da una marcia forzata. Di fronte, Bonaparte schierava circa 15 500 fanti e 2000 cavalieri, che arrivavano progressivamente.
La mattina: l'avanguardia e i cannoni
Verso le 9 del 10 maggio 1796 l'avanguardia francese raggiunse la retroguardia austriaca e la seguì fino a Lodi. Le difese della città erano deboli, e i francesi vi entrarono e raggiunsero il ponte. Bonaparte fece subito piazzare dei pezzi che tiravano lungo il ponte per impedire agli austriaci di distruggerlo: secondo il granatiere François Vigo-Roussillon, soldati nemici vi stavano già lavorando.
Poiché l'avanguardia era troppo debole per tentare il passaggio, trascorsero diverse ore in attesa dei rinforzi. Nel pomeriggio, man mano che arrivavano le truppe di Masséna, fu riunita ai piedi delle mura, di fronte al ponte, una batteria di ventotto pezzi che ingaggiò un violento duello d'artiglieria; i cannoni austriaci, allo scoperto, dovettero arretrare. Si raccontò poi che Bonaparte avesse puntato di persona alcuni pezzi e che i suoi soldati lo avessero allora soprannominato il «piccolo caporale»; nessuna testimonianza contemporanea conferma l'aneddoto.
L'assalto al ponte
Verso le 18 Bonaparte decise di prendere il ponte con la forza. Mentre la cavalleria di Beaumont cercava un guado a monte, una colonna serrata di granatieri e carabinieri, ammassata al riparo delle mura, si lanciò sul ponte, con il 2° battaglione di carabinieri in testa. Una scarica di mitraglia la inchiodò a metà strada; la colonna esitò e si fermò. Diversi ufficiali superiori si precipitarono allora in testa — Masséna, Berthier, Lannes, Cervoni, Dallemagne — e la rilanciarono.
Alcuni carabinieri si calarono lungo le pile, dove il fiume era poco profondo, e avanzarono nell'acqua sparando. Gli austriaci, sfiniti, affamati, scossi dal cannoneggiamento e timorosi di essere aggirati dalla cavalleria francese, cedettero. La cavalleria di Beaumont, rallentata da un guado più difficile del previsto, arrivò troppo tardi per tagliare la ritirata. Sebottendorf riunì la fanteria a Fontana sotto la protezione della cavalleria: gli ussari ungheresi fermarono per qualche tempo la fanteria francese, e cavalieri napoletani caricarono la divisione Augereau. Col favore della notte gli austriaci si ritirarono verso Crema in buon ordine nonostante le perdite; il colonnello conte Attems cadde coprendo la ritirata. Sfinita, la fanteria francese non inseguì.
Bilancio
Le perdite francesi sono stimate, secondo le fonti, da almeno 350 a 900 uomini. Gli austriaci persero circa 2000 uomini, per lo più fatti prigionieri, e da quattordici a sedici pezzi d'artiglieria. Lo scontro non fu affatto decisivo: il grosso dell'esercito di Beaulieu era sfuggito. Ma pochi giorni dopo Bonaparte entrò a Milano, capitale della Lombardia.
Una leggenda in cammino
Lodi occupa un posto particolare nella leggenda napoleonica. L'assalto a un ponte spazzato dalla mitraglia, condotto da generali lanciatisi in testa alla colonna, colpì gli animi; avrebbe convinto lo stesso Bonaparte di essere superiore agli altri generali e destinato a grandi cose. Nel 1798 Parigi diede il nome della battaglia alla rue du Pont-de-Lodi, nell'attuale VI arrondissement; Marsiglia ha la sua rue de Lodi dal 1833.
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