Il 15 maggio 1796 il generale ventiseienne entrò a Milano fra una folla che lo acclamava. Stendhal ne avrebbe fatto l'apertura della Certosa di Parma: una giovinezza che scopre che la vita può cambiare. La Repubblica Cisalpina, proclamata l'anno seguente con Milano capitale, fu il primo Stato creato di sua mano.
Nove anni dopo tornò da sovrano. Il 26 maggio 1805, nel Duomo, prese dall'altare la corona ferrea dei re longobardi — portata da Monza, con il cerchio interno ritenuto forgiato da un chiodo della Croce — e se la posò da sé sul capo pronunciando la formula tradizionale dei re d'Italia: Dio me la dona, guai a chi la tocca. Eugenio di Beauharnais fu nominato viceré.
Milano divenne una capitale. Il regno d'Italia ricevette un'amministrazione alla francese, il Codice Napoleone, una coscrizione e una moneta; la città si dotò dell'arena, del Foro Bonaparte, del cantiere dell'arco della Pace iniziato nel 1807, e Brera divenne insieme accademia e pinacoteca, arricchita dai beni dei conventi soppressi.
Il prezzo fu pesante: imposte, blocco, centomila coscritti italiani mandati in Spagna e in Russia. Nell'aprile 1814, al crollo del regno, la folla milanese linciò il ministro delle Finanze Giuseppe Prina. Di quegli anni restano un'amministrazione moderna, istituzioni culturali — e l'idea, ancora nuova, che l'Italia potesse essere un solo Stato.