Avvenimento

Secondo trattato di Parigi

20 novembre 1815

Impero — Declino (1812-1815)

La Francia perse le aggiunte del 1814, pagò settecento milioni di indennità e subì l'occupazione di diciassette piazzeforti da parte di centocinquantamila alleati per cinque anni. Le opere d'arte sequestrate in tutta Europa furono restituite, svuotando le sale del Louvre imperiale. I Cento Giorni si pagarono con una pace punitiva, il cui peso politico sarà portato dalla Restaurazione.

La differenza con il 1814

Un anno prima gli alleati avevano trattato la Francia come un paese liberato da un tiranno: nessuna indennità, nessuna occupazione, frontiere del 1792. I Cento Giorni avevano mostrato che una parte del paese aveva seguito Napoleone senza esitare, e l'argomento della Francia innocente non reggeva più.

Il secondo trattato, firmato a Parigi il 20 novembre 1815, è quello di un paese vinto due volte. Fu negoziato per cinque mesi, con i prussiani che reclamavano Alsazia e Lorena; furono Alessandro I e Londra a opporvisi.

Territorio, denaro, occupazione

La Francia tornò alle frontiere del 1790, perdendo le aggiunte del 1814: una parte della Savoia, Landau, Saarlouis, Philippeville, Marienburg. L'arretramento era limitato, ma simbolico — Repubblica e Impero non avrebbero conservato nulla.

Pagò settecento milioni di franchi d'indennità e mantenne un esercito d'occupazione di centocinquantamila uomini che teneva diciassette piazzeforti del nord e dell'est, per cinque anni al massimo. Il pagamento anticipato, finanziato con prestiti collocati a Londra, avrebbe permesso di porvi fine già nel 1818, al congresso di Aquisgrana.

Il Louvre svuotato

La clausola più visibile fu la restituzione delle opere d'arte. Nel 1814 le requisizioni erano state lasciate al Louvre; nel 1815 Wellington e Blücher ne esigettero il ritorno, e commissari stranieri vennero a staccarle essi stessi sotto gli occhi del pubblico parigino.

I cavalli di San Marco ripartirono per Venezia, il Laocoonte e l'Apollo del Belvedere per Roma. Diverse centinaia di opere restarono tuttavia in Francia, in mancanza di reclamo o di accordo. Il museo universale voluto dal regime aveva finito il suo corso: il Louvre tornava museo nazionale.

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