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Roma

La seconda città dell'Impero

41.9028°N, 12.4964°E

Annessa nel 1809, proclamata seconda città dell'Impero e data come titolo all'erede, Roma non ricevette mai la visita di Napoleone. Ne restano scavi archeologici e un titolo: re di Roma.

Le truppe francesi occuparono Roma nel febbraio 1808; il 17 maggio 1809 un decreto datato da Vienna annesse puramente e semplicemente lo Stato Pontificio. Pio VII rispose con la scomunica e fu rapito sette settimane dopo. Un senatoconsulto del febbraio 1810 fece di Roma città imperiale libera, la seconda dell'Impero dopo Parigi, e stabilì che il principe erede avrebbe portato il titolo di re di Roma.

L'amministrazione francese governò quattro anni sotto il prefetto Camille de Tournon. Fu molto attiva: censimento, catasto, illuminazione, bonifica delle paludi, riforma degli ospedali, soppressione di decine di conventi. La città, povera e senza industria, resistette passivamente; il clero rifiutò in massa il giuramento, e l'occupante deportò centinaia di ecclesiastici.

L'eredità più visibile è archeologica. La Commissione degli abbellimenti liberò il Foro, sgombrò l'arco di Tito e il Colosseo, scavò il tempio di Vespasiano, sistemò la passeggiata del Pincio. Per la prima volta l'antichità romana fu trattata come patrimonio pubblico da conservare, e non come cava di materiali o scenografia di ville.

Napoleone non vide mai la città di cui suo figlio portava il nome. Il papa rientrò nel maggio 1814; i decreti furono annullati, i conventi riaperti, gli scavi proseguiti. Dopo il 1815 Roma accolse Letizia Bonaparte, il cardinale Fesch e diversi membri della famiglia: la capitale che l'Impero non seppe tenere divenne il rifugio dei suoi esuli.

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