Un testo religioso in un congresso diplomatico
L'iniziativa venne da Alessandro I, il cui misticismo era stato esaltato dalla campagna del 1812 e dall'ingresso a Parigi, e alimentato dall'entourage della baronessa von Krüdener. Voleva fondare la pace non sull'equilibrio delle forze, ma su un impegno morale dei sovrani.
Firmato a Parigi il 26 settembre 1815 dallo zar, dall'imperatore d'Austria e dal re di Prussia, il testo impegnava i tre principi a governare i loro popoli secondo i precetti della religione cristiana e a trattarsi da fratelli, prestandosi assistenza in ogni occasione.
Cosa ne pensano gli altri
Metternich firmò giudicando il testo vuoto, ma vi vide uno strumento utile: sotto la copertura della fratellanza cristiana, l'impegno di mutua assistenza autorizzava l'intervento in casa del vicino. Castlereagh rifiutò per l'Inghilterra, dove nessun trattato vincola il re senza il Parlamento.
Il papa, non invitato a un'alleanza che mescolava cattolici, ortodossi e protestanti, si astenne; il sultano ne era escluso per definizione. La Santa Alleanza fu dunque, fin dall'origine, affare delle tre monarchie continentali.
Il sistema dei congressi
Il vero strumento stava altrove: il 20 novembre 1815 la Quadruplice Alleanza associò l'Inghilterra a Russia, Austria e Prussia, rinnovò l'impegno contro ogni ritorno dei Bonaparte e previde riunioni periodiche dei sovrani.
Di lì nacquero i congressi di Aquisgrana nel 1818, di Troppau e Lubiana nel 1820-1821, di Verona nel 1822, che autorizzarono gli interventi contro le rivoluzioni di Napoli, del Piemonte e di Spagna. L'Europa dei congressi avrebbe retto fino agli anni 1820, e il suo principio — potenze che si concertano per preservare un ordine — le sarebbe sopravvissuto a lungo. Nel linguaggio corrente, «Santa Alleanza» avrebbe finito per designare la reazione stessa.
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