Una decisione politica
Dal 1830 la monarchia di luglio cercava di appropriarsi della gloria imperiale senza risvegliarne la minaccia: la colonna Vendôme fu restaurata, l'Arco di Trionfo completato nel 1836, il museo di Versailles consacrato «a tutte le glorie della Francia». Nel maggio 1840 Thiers ottenne da Londra l'autorizzazione a rimpatriare il corpo; la Camera votò un milione di franchi. Il re vi vedeva un modo di disarmare il bonapartismo; Lamartine, quasi solo, mise in guardia contro «la religione napoleonica».
La spedizione
La fregata La Belle-Poule, dipinta di nero e comandata dal principe di Joinville, figlio del re, salpò da Tolone in luglio con i veterani di Sant'Elena: Bertrand, Gourgaud, Marchand, Las Cases figlio. L'esumazione avvenne nella notte del 15 ottobre; il corpo, straordinariamente conservato, fu riconosciuto dai compagni prima di essere deposto in una serie di bare incastrate.
Il 15 dicembre
Con un freddo di dieci gradi sotto zero, il carro funebre risalì gli Champs-Élysées tra centinaia di migliaia di parigini, passò sotto l'Arco di Trionfo e raggiunse gli Invalides, dove Luigi Filippo ricevette la bara: «Sire, vi presento il corpo dell'imperatore Napoleone».
Il calcolo politico fallì: invece di spegnere la leggenda, la cerimonia la consacrò. Otto anni dopo un nipote sconosciuto fu eletto presidente della Repubblica; nel 1852 ristabilì l'Impero. La tomba definitiva, sotto la cupola, sarà inaugurata solo nel 1861.
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