Una notte di marzo
Il travaglio iniziò nella notte tra il 19 e il 20 marzo 1811 e si presentò male: il bambino era in posizione trasversa. L'ostetrico Dubois, pallido, avvertì l'Imperatore, che gli ordinò di agire «come se si trattasse di una borghese di rue Saint-Denis» e di salvare prima la madre. Si ricorse al forcipe; il bambino nacque inanimato e respirò solo dopo sette minuti.
Centouno colpi di cannone
Parigi contava le salve: ventuno per una femmina, centouno per un maschio. Al ventiduesimo colpo la città esplose in acclamazioni. Titolato re di Roma dalla nascita, secondo il decreto del 1810 che faceva di Roma la seconda città dell'Impero, il bambino fu battezzato il 9 giugno a Notre-Dame con il nonno Francesco I come padrino, rappresentato per procura non essendosi mosso l'imperatore d'Austria.
Il regno che non ci fu
La dinastia sembrava assicurata, e il regime lo proclamava ovunque: ritratti, medaglie, una culla d'oreficeria offerta dalla Città di Parigi. Tre anni dopo tutto crollò. Napoleone abdicò in suo favore il 6 aprile 1814, poi di nuovo il 22 giugno 1815: due volte proclamato Napoleone II, senza regnare un solo giorno.
Portato a Vienna dalla madre, divenuto duca di Reichstadt, educato come principe austriaco e tenuto lontano da ogni politica, morì di tubercolosi a Schönbrunn il 22 luglio 1832, a ventun anni.
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