Residenze imperiali

Malmaison

Il castello di Giuseppina

48.8709°N, 2.1683°E

Giuseppina acquistò Malmaison nell'aprile 1799, mentre Bonaparte era in Egitto. Il castello divenne una seconda sede del potere consolare, poi la sua residenza dopo il divorzio — e l'ultimo rifugio di Napoleone nel giugno 1815.

Contesto storico

L'acquisto fu un capriccio costoso: oltre 300 000 franchi per una casa di campagna, deciso senza attendere il consenso di un marito assente da un anno. Bonaparte, tornato dall'Egitto, pagò e adottò il luogo. Percier e Fontaine vi inventarono in pochi mesi lo stile Consolato: la camera a forma di tenda militare, la biblioteca in mogano e bronzo, la sala del Consiglio tappezzata a righe come un padiglione da campo. L'arredo era messa in scena tanto quanto comodità.

Dal 1800 al 1802 Malmaison governò. Il Primo console vi teneva consiglio due o tre giorni alla settimana, vi discuteva gli articoli del Codice civile, riceveva i ministri fra due partite nel parco. Nessuna etichetta ancora, nessun trono: il potere lavorava in abito civile. Il trasferimento alle Tuileries chiuse quella parentesi.

Dopo il divorzio del dicembre 1809 Giuseppina vi si ritirò, conservando il titolo di imperatrice e una pensione considerevole. Vi realizzò quello che resta il suo vero capolavoro: le serre calde, le duecento varietà di rose dipinte da Redouté, un serraglio di canguri, emù e cigni neri giunti dall'Australia. Morì il 29 maggio 1814, a cinquant'anni, pochi giorni dopo una passeggiata nel parco con lo zar Alessandro.

Napoleone vi tornò un'ultima volta dal 25 al 29 giugno 1815, dopo la seconda abdicazione. Attese passaporti che non arrivarono mai, visitò la stanza in cui lei era morta, poi partì per Rochefort e la Bellerophon. Salvato nell'Ottocento e donato allo Stato nel 1904 dal mecenate Daniel Iffla-Osiris, il castello è oggi il museo meglio conservato dell'intimità imperiale.

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