Un impero già svuotato
Il Sacro Romano Impero non era da tempo che un'architettura giuridica: trecento entità, una dieta permanente a Ratisbona, un imperatore eletto senza esercito proprio. Il Recesso del 1803 aveva già soppresso centododici Stati ecclesiastici e le città libere a favore dei principi laici; Presburgo aveva riconosciuto la piena sovranità di Baviera e Württemberg.
L'intimazione
Il 12 luglio 1806 sedici principi firmarono a Parigi l'atto della Confederazione del Reno e dichiararono di lasciare l'Impero. Il 1º agosto l'ambasciatore francese a Ratisbona notificò alla dieta che il suo signore non riconosceva più l'esistenza del Sacro Romano Impero e intimò a Francesco II di abdicare entro il 10 agosto, pena la guerra.
Il 6 agosto l'imperatore firmò l'atto: depose la corona, sciolse gli Stati dai loro obblighi e i suoi funzionari dal giuramento. Conservò solo il titolo di imperatore d'Austria, assunto per precauzione nell'agosto 1804.
Ciò che nasce dalla scomparsa
Ottocentoquarantaquattro anni dopo Ottone I, una costruzione politica si spense con un atto di cancelleria, senza battaglia. Il vuoto liberò due forze contrarie: la modernizzazione tramite il Codice civile e l'amministrazione francese da un lato, un nazionalismo tedesco di reazione dall'altro — Fichte pronuncerà i suoi Discorsi alla nazione tedesca nella Berlino occupata.
Il congresso di Vienna non restaurerà l'Impero: gli sostituirà una Confederazione germanica di trentanove Stati, da cui uscirà l'unificazione del 1871.
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