Dal 5 febbraio 1810 al 24 agosto 1812 i francesi tennero Cadice sotto i loro cannoni senza mai riuscire a entrarvi. Dietro mura che il mare continuava a rifornire, la Spagna non sottomessa riunì le sue Cortes e redasse la prima costituzione.
Contesto storico
Cadice occupa l'estremità di una stretta lingua di terra che si protende nell'Atlantico, nel sud-ovest dell'Andalusia, e che solo un istmo sabbioso, più a sud, collega all'isola di León, l'odierna San Fernando. Nella guerra di Spagna questa posizione ne fa un caso a parte: è la grande piazzaforte del Sud che l'esercito di Napoleone non conquistò mai, e il solo luogo in cui la parte di Spagna rimasta libera disponeva di un governo, di una flotta e di un porto aperto. Il quadro d'insieme del conflitto si trova nella scheda dedicata alla guerra di Spagna; questa si occupa di un assedio che non diventò mai un assalto e di ciò che ne resta in città.
Tutto si decide all'inizio del 1810. Dopo la sconfitta spagnola di Ocaña, il 18 e 19 novembre 1809, la strada dell'Andalusia è aperta, e le truppe francesi, sotto la direzione di Soult, penetrano nella provincia fino a Siviglia. I resti dell'esercito spagnolo ripiegano su Cadice, dove li raggiungono le autorità del paese. L'assedio comincia il 5 febbraio 1810 agli ordini del maresciallo Victor, dopo il rifiuto di un'intimazione di resa. La guarnigione, di circa duemila uomini all'inizio, è presto rinforzata da altre truppe spagnole e poi da contingenti britannici e portoghesi.
La parola assedio va usata con cautela. Victor poteva chiudere un solo lato della piazza: il mare restava in mano alla marina britannica, che portava viveri e rinforzi, e le batterie francesi erette intorno alla baia, da Puerto Real a Chiclana, sparavano da troppo lontano per causare danni veri. Gli assedianti stessi mancavano di viveri e di munizioni, al punto che nel 1811 i loro pezzi potevano sparare soltanto uno o due colpi al giorno, e la guerriglia ne molestava le retrovie: corrieri e convogli dovevano essere scortati da centocinquanta o duecento uomini. Lo storico britannico Michael Glover giudicava questo assedio «in gran parte illusorio», poiché i francesi erano essi stessi accerchiati nella pianura del Guadalquivir.
Gli Alleati tentarono più volte di forzare il blocco. Una di queste spedizioni sfociò nella battaglia della Barrosa, il 5 marzo 1811, presso Chiclana: le truppe di Victor furono battute da un corpo anglo-spagnolo, ma la vittoria non ebbe seguito e l'assedio non fu tolto. Bisognò attendere il 1812. Il 22 luglio la sconfitta di Marmont agli Arapiles, presso Salamanca, minacciò di tagliare l'armata del Sud dalle comunicazioni con il resto della Spagna, e Soult ordinò di evacuare l'Andalusia. Nella notte del 24 agosto 1812, dopo aver bombardato la città fino al mattino, i francesi distrussero i loro cannoni e si ritirarono. Gli Alleati recuperarono un gran numero di pezzi, una trentina di cannoniere e vaste scorte.
Eppure l'essenziale della storia di Cadice non sta nelle sue mura, ma in ciò che esse proteggevano. Il governo spagnolo vi si era rifugiato, e le Cortes, riunite dapprima sull'isola di León nel settembre 1810, sedettero poi nella città stessa, dove l'antico oratorio di San Felipe Neri fu uno dei luoghi di riunione. Queste assemblee, in cui sedevano anche deputati delle province occupate e rappresentanti dell'America spagnola e delle Filippine, lavoravano all'ombra della proposta di Napoleone stesso: lo statuto imposto a Bayonne nel 1808 dall'Imperatore a suo fratello Giuseppe (vedi Bayonne). A una carta concessa dall'estero le Cortes risposero con una costituzione propria.
Fu ratificata il 19 marzo 1812, giorno di san Giuseppe, da cui il soprannome «la Pepa». Per l'epoca il testo è di notevole audacia: afferma la sovranità della nazione, separa i poteri, proclama la libertà di stampa e d'impresa, abolisce i privilegi corporativi e i fueros, e fonda una monarchia costituzionale in cui un suffragio indiretto si estende a quasi tutti gli uomini. Si discosta dal liberalismo soltanto su un punto rilevante: la religione cattolica resta l'unica permessa. Ferdinando VII, al suo ritorno nel 1814, abrogò la costituzione; essa fu ripristinata durante il Triennio liberale, dal 1820 al 1823, e servì da riferimento alle costituzioni spagnole successive come a quelle dell'America ispanica.
Questa scheda porta dunque con sé un paradosso. Napoleone non vide mai Cadice, da cui nel 1805 era uscita la flotta di Villeneuve diretta a Trafalgar (vedi Trafalgar), e non la prese mai; eppure fu in gran parte in reazione alla sua politica spagnola che la città divenne la culla del liberalismo ispanico.
La memoria del 1812 occupa oggi la plaza de España, a nord del centro storico, dove sorge il monumento alla Costituzione del 1812, detto anche monumento alle Cortes. Concepito per il centenario dall'architetto Modesto López Otero e dallo scultore Aniceto Marinas, e realizzato nel 1912, riunisce allegorie della Guerra, della Pace, dell'Agricoltura e dell'Industria, rilievi dedicati alla resistenza dei gaditani e, in alto, colonne a forma di figure femminili che reggono il libro del codice costituzionale. In questo insieme solenne, che il tono chiaro della pietra integra nei giardini della piazza, si capisce meglio che cosa Cadice volle conservare dell'assedio: meno i cannoni francesi che l'atto politico che essi non riuscirono a impedire.
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