Un regolamento firmato al Cremlino
Il 15 ottobre 1812, quattro giorni prima di ordinare la ritirata, l'Imperatore firmò al Cremlino il regolamento della Comédie-Française. Il testo era stato preparato a Parigi e trasmesso all'esercito; Napoleone lo corresse e lo datò da Mosca.
Il contrasto fece la fortuna del documento: una capitale in cenere, un esercito che sta per arretrare di duemila chilometri, e il capo dello Stato che arbitra la ripartizione dei ruoli e delle quote di una compagnia teatrale.
Ciò che il testo organizza
Il decreto fissò l'organizzazione della compagnia: il sociétariat, con quote sugli incassi, i pensionnaires stipendiati, le regole di ammissione e di uscita, le pensioni, l'autorità del comitato e la tutela di un commissario imperiale.
Consolidava la struttura ereditata dal 1680, malmenata dalla Rivoluzione — la compagnia si era scissa e ricostituita nel 1799 — e le dava per la prima volta uno statuto scritto e completo, sostenuto da una sovvenzione dello Stato.
Due secoli di applicazione
Emendato molte volte, il decreto di Mosca è rimasto la carta della Comédie-Française. Il sociétariat, i pensionnaires, il comitato d'amministrazione, la tutela dello Stato: l'architettura è quella del 1812.
La gloria del testo è anche ciò che gli si rimprovera. Illustra un potere che legifera su tutto, dai licei al teatro, e che tratta le istituzioni culturali come servizi pubblici — concezione francese duratura, di cui la Comédie-Française resta il monumento.
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