Il 14 gennaio 1797, sull'altopiano di Rivoli, tra il lago di Garda e l'Adige, Bonaparte sconfisse l'esercito di Alvinczy, giunto per la quarta volta a soccorrere Mantova. Arrivate in ordine sparso, le colonne austriache furono schiacciate una dopo l'altra; tre settimane dopo Mantova capitolò e l'Austria perse l'Italia settentrionale.
Forze in campo
Esito: Vittoria francese decisiva
Repubblica francese
- Bonaparte
- Joubert
- Masséna
- Rey
Circa 22 000 uomini
Perdite: Circa 3200 morti e feriti e 1000 prigionieri; fino a 5000 uomini secondo altre fonti
Austria
- Alvinczy
- Quosdanovich
- Lusignan
Circa 28 000 uomini
Perdite: Da 12 000 a 14 000 uomini, di cui da 8000 a 10 000 prigionieri, e una quarantina di cannoni
Coordinate della battaglia
Rivoli
Coordinate 45,5720° N · 10,8110° E
Resoconto della battaglia
L'ultimo tentativo di salvare Mantova
Dopo lo scacco di Arcole, nel novembre 1796, l'Austria non rinunciò a Mantova, dove il feldmaresciallo Wurmser resisteva ancora con una guarnigione decimata dalla fame e dalle malattie. Nel gennaio 1797 Alvinczy lanciò un quarto tentativo di soccorso. Questa volta lo sforzo principale veniva da nord, tra il lago di Garda e l'Adige: circa 28 000 uomini, divisi in più colonne, dovevano travolgere la divisione Joubert tra i monti e sboccare nella pianura a nord di Mantova, dove la loro superiorità numerica avrebbe potuto farsi valere. Per ingannare Bonaparte furono lanciati due attacchi diversivi più a est: Bajalics davanti a Verona, Provera sul basso Adige, dalle parti di Legnago.
L'armata d'Italia era dispersa per sorvegliare tutto: Joubert teneva la valle dell'Adige a nord, Masséna Verona, Augereau l'Adige verso Legnago, mentre Rey restava in riserva a sud del lago di Garda e Sérurier bloccava Mantova. Il 12 gennaio Alvinczy attaccò i circa 10 000 uomini di Joubert, che tennero duro e poi ripiegarono sull'altopiano di Rivoli. Capendo che la partita si sarebbe decisa lì, Bonaparte accorse e raggiunse Rivoli verso le 2 del mattino, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, mentre la divisione Masséna marciava dietro di lui.
L'altopiano di Rivoli
A nord di Rivoli un altopiano si stende tra il massiccio innevato del Monte Baldo, a ovest, e la gola dell'Adige, a est. A nord lo dominano le alture di Trambasore e la cappella di San Marco. La strada della valle costeggia la riva destra dell'Adige in fondo alla gola, poi sale sull'altopiano per un burrone stretto, presso la frazione di Osteria.
Il piano di Alvinczy era ambizioso e presupponeva un coordinamento perfetto. Tre colonne di fanteria dovevano attaccare frontalmente, tra Caprino e San Marco; la colonna di Quosdanovich, accompagnata da cavalleria, doveva salire per il burrone; Vukassovich seguiva la riva sinistra dell'Adige e doveva appoggiare con i suoi cannoni; infine la brigata di Lusignan costeggiava il Monte Baldo, sulla destra austriaca, per aggirare i francesi e tagliare loro la ritirata. Ma queste colonne, separate da un terreno difficile e in pieno inverno, non sarebbero arrivate insieme.
La mattina del 14 gennaio: la crisi
Prima dell'alba Joubert riprese la cappella di San Marco. Verso le 9 le brigate austriache di Koblos e Lipthay contrattaccarono sulle alture di Trambasore e ne sloggiarono i francesi. A destra, i cannoni di Vukassovich, piazzati sull'altra riva dell'Adige, e la pressione di Quosdanovich cacciarono i francesi da Osteria. Verso le 11 la situazione di Bonaparte si fece critica: la colonna di Lusignan comparve alle sue spalle, a sud di Rivoli, e minacciava di tagliargli la ritirata.
Bonaparte le mandò contro la 18ª mezza brigata, appena giunta dalla divisione Masséna, e concentrò tutta la sua attenzione sul burrone di Osteria: la sconfitta della colonna di Quosdanovich, a suo giudizio, avrebbe deciso la battaglia. Privo di riserve, sguarnì il più possibile la linea di Joubert di fronte alle alture.
Mezzogiorno: la colonna del burrone
Quindici cannoni francesi, ammassati di fronte allo sbocco del burrone, spararono a mitraglia e a bruciapelo sulla colonna austriaca che ne usciva. I dragoni di testa si sbandarono e rifluirono attraverso la propria fanteria; secondo alcuni racconti, l'esplosione di carri di munizioni completò il panico. La brigata Leclerc caricò allora la colonna di fronte, mentre Joubert la prendeva di fianco con il suo fuoco da San Marco. Il giovane Lasalle, con appena qualche decina di cacciatori a cavallo, si gettò nella mischia; gli si attribuisce la cattura di un intero battaglione e di cinque bandiere. Al centro Ocskay respingeva ancora la brigata Vial, ma verso mezzogiorno la cavalleria di Murat caricò i suoi fianchi e lo ricacciò sulle posizioni del mattino. Quosdanovich, incapace di forzare la stretta, ordinò la ritirata fuori dalla portata dei cannoni.
La disfatta di Lusignan
Alle spalle dei francesi, la brigata Brune teneva impegnata di fronte la colonna di Lusignan quando sopraggiunsero la divisione Rey, venuta da Castelnuovo, e la brigata Victor. La colonna fu schiacciata; Lusignan fuggì verso ovest con meno di 2000 uomini. Il giorno dopo Joubert e Rey inseguirono i resti dell'esercito di Alvinczy, che rifluivano in disordine verso nord lungo la valle dell'Adige.
La Favorita e la caduta di Mantova
Bonaparte non attese la fine dell'inseguimento. Provera aveva passato l'Adige presso Legnago il 13 gennaio e marciava su Mantova con circa 9000 uomini. Il 15 Bonaparte mandò verso sud la divisione Masséna, reduce dai combattimenti di Rivoli. Il 16 gennaio, presso la Favorita, alle porte di Mantova, Wurmser tentò una sortita respinta da Sérurier; accerchiato da Masséna, Augereau e Sérurier, Provera capitolò con circa 6000 uomini. Il 2 febbraio 1797 anche Mantova si arrese. In omaggio alla sua difesa, al vecchio Wurmser fu concesso di partire libero con il suo stato maggiore e una scorta; la guarnigione uscì con l'onore delle armi.
Bilancio
I francesi impegnarono a Rivoli circa 22 000 uomini; persero circa 3200 tra morti e feriti e un migliaio di prigionieri. Le perdite austriache furono schiaccianti: circa 4000 morti e feriti, da 8000 a 10 000 prigionieri e una quarantina di cannoni, cioè da 12 000 a 14 000 uomini su 28 000. Con la capitolazione di Mantova l'Austria perse l'Italia settentrionale; in primavera Bonaparte marciò verso Vienna, e i preliminari di Leoben, in aprile, prepararono la pace di Campoformio.
Una vittoria nella memoria
Rivoli fu allora la più grande vittoria di Bonaparte: aveva battuto un esercito superiore di numero manovrando per linee interne, concentrando l'artiglieria nel punto decisivo e facendo giungere in tempo i rinforzi. Masséna, la cui divisione aveva marciato e combattuto senza sosta, ne ricevette più tardi il nome: nel 1808 l'imperatore lo nominò duca di Rivoli. A Parigi la rue de Rivoli porta il nome della battaglia.
Per approfondire
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