Campi di battaglia

Austerlitz (Slavkov u Brna)

Il castello, il Tumulo della pace e le alture del campo di battaglia del 1805

49.1282°N, 16.7625°E

La battaglia dei Tre Imperatori prese il nome da una piccola città morava, ma si decise sulle alture che la circondano. Austerlitz oggi si chiama Slavkov, e il suo paesaggio, ancora agricolo, è tutelato dal 1992.

Contesto storico

Come a Waterloo, il nome della battaglia non dice dove si sia combattuto. Austerlitz è il nome tedesco di Slavkov u Brna, una piccola città della Moravia meridionale, una quindicina di chilometri a est di Brno; i combattimenti del 2 dicembre 1805 si svolsero qualche chilometro più a ovest, sull'altopiano di Pratzen, attorno ai villaggi di Sokolnitz e di Telnitz e fino alle alture che dominano la strada di Olmütz. Il terreno non è stato cementificato. Forma oggi una zona di tutela del patrimonio di un centinaio di chilometri quadrati, distribuita su venticinque comuni dei distretti di Vyškov e di Brno-campagna, e si percorrono gli stessi campi, gli stessi sentieri e le stesse ondulazioni che studiavano gli stati maggiori. Il racconto militare si trova nella scheda sulla battaglia di Austerlitz; questa descrive ciò che si può vedere sul posto.

La città rimase ai margini degli avvenimenti fino alla fine della battaglia, ed entrò poi nella storia attraverso il suo castello. L'edificio apparteneva dall'inizio del Cinquecento alla famiglia morava dei Kaunitz. La forma attuale risale a una ricostruzione barocca avviata nel 1696 su progetto dell'architetto italiano Domenico Martinelli, che il principe Wenzel Anton di Kaunitz-Rietberg, futuro cancelliere di Maria Teresa, portò a termine oltre mezzo secolo dopo; nel 1774 vi fu tracciato un giardino alla francese ispirato a Versailles. Nel salone di rappresentanza di pianta ovale, detto Salone Storico, Austria e Francia firmarono il 6 dicembre 1805 l'armistizio che seguì la battaglia e aprì la strada alla pace di Presburgo. Oggi il castello ospita un piccolo museo di storia e una presentazione multimediale sulla battaglia.

Il Tumulo della pace, monumento funerario in pietra in stile liberty sormontato da una croce, sull'altopiano di Pratzen presso Prace
Il Tumulo della pace (Mohyla míru) presso Prace, costruito dal 1910 al 1912 sull'altopiano di Pratzen e inaugurato nel 1923. Foto di Jan Sapák, 2016, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.

Il punto di riferimento dell'intero paesaggio è il Tumulo della pace, sulla collina di Prace, a un chilometro circa a sud del villaggio e quasi al centro dell'antico campo di battaglia. L'idea si deve a un sacerdote e insegnante di Brno, Alois Slovák, che voleva un memoriale per i morti del 1805, qualunque fosse l'esercito in cui avevano servito. Il progetto fu affidato all'architetto Josef Fanta, cui si deve anche la stazione centrale di Praga. I lavori, dal 1910 al 1912, dovevano concludersi con un'inaugurazione nel 1914; la guerra la rinviò, e il monumento fu aperto, e la sua cappella consacrata, solo nel 1923. Fanta gli diede la sagoma di un tumulo funerario slavo, una piramide tronca a base quadrata in pietrame, alta oltre ventisei metri, sormontata da una croce di rame di una decina di metri poggiata su un globo. Lo scultore Čeněk Vosmík collocò agli angoli quattro portatori di scudo. Il monumento è iscritto nell'elenco dei beni culturali dal 1964, e la regione della Moravia meridionale ne è proprietaria dal 2003.

Sotto la croce, la cappella quadrata, di una decina di metri di lato, ospita un altare di marmo e un mosaico di angeli adoranti. Sotto si trova un ossario, dove sono state deposte ossa rinvenute nei campi della battaglia. La volta ha una particolarità che le guide raramente trascurano di mostrare: una parola sussurrata in un angolo si sente distintamente in quello opposto. Siamo lontani dal monumento trionfale che l'Ottocento amava innalzare alle proprie vittorie; il Tumulo è un luogo di raccoglimento, e così fu concepito.

Ai suoi piedi, una mostra del Muzeum Brněnska, allestita fin dagli anni Venti in un ex corpo di guardia, racconta la battaglia; è stata rifatta in versione multimediale prima del bicentenario del 2005, e nel 2010 si è aperto un padiglione interrato, «Fenomén Austerlitz». Completano il sito alcuni gesti più discreti: un monumento inaugurato nel 1995 al generale austriaco František Jirčík, comandante di brigata ferito in battaglia e morto tre giorni dopo, e quattro alberi piantati fra il 2002 e il 2005, un tiglio per Alois Slovák, una quercia francese, una betulla russa e un faggio austriaco, a ricordo dei tre imperi.

La piccola cappella bianca sulla sommità della collina del Santon a Tvarožná, caposaldo dell'ala sinistra francese
La collina del Santon a Tvarožná e la sua cappella: fortificata e armata di 18 cannoni, ancorava l'ala sinistra francese sulla strada di Olmütz. Foto di Michal Klajban, 2011, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

A nord del campo di battaglia, due alture si leggono ancora come posizioni militari. Sullo Žuráň, a Podolí, Napoleone stabilì il suo posto di comando e seguì l'inizio della battaglia; un monumento e una tavola d'orientamento mostrano oggi lì lo schieramento di quella mattina di dicembre. Più a ovest, sopra Tvarožná, il Santon, che i veterani francesi avrebbero battezzato così, porta sulla sommità una piccola cappella bianca. Nel 1805 la collina era fortificata e difesa da diciotto cannoni, e resse la sinistra francese di fronte alla strada di Olmütz; la cappella è oggi la meta di una breve passeggiata, da cui si abbraccia il terreno verso Brno.

La memoria della battaglia non è soltanto di pietra. Dagli anni Ottanta, rievocazioni storiche riuniscono appassionati di molti paesi nel fine settimana più vicino al 2 dicembre, quando la nebbia si posa ancora nelle conche, come quel giorno. Si aggiungono alle commemorazioni al Tumulo, dove si ricordano anzitutto i morti.

Una visita ad Austerlitz segue dunque il filo della giornata più che un percorso monumentale: il castello e il suo salone dell'armistizio per la fine, lo Žuráň per l'inizio, l'altopiano di Pratzen e il suo Tumulo per il cuore della battaglia, il Santon per l'ala sinistra. Nessuno di questi punti dista più di pochi chilometri dagli altri, ed è per questo che un campo di battaglia tanto vasto si percorre in una giornata. Per chi conosce il racconto, il paesaggio rende più leggibile l'ampiezza della manovra napoleonica di molte carte.

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