Campi di battaglia

Marengo

La vittoria che fonda il Consolato

44.8830°N, 8.6640°E

Battaglia perduta fino alle cinque del pomeriggio, vinta alle sei. Il campo è oggi una periferia industriale di Alessandria; il museo occupa la villa costruita per commemorare il 14 giugno 1800.

Il sito è una pianura piemontese a est di Alessandria, fra la Bormida e il Tanaro. Nel 1800 era una scacchiera di vigne, fossati e cascine; oggi è Spinetta Marengo, una periferia attraversata dalla ferrovia e costeggiata da impianti chimici. Pochi campi di battaglia napoleonici sono stati assorbiti così completamente dall'industria.

Ciò che vi è stato costruito è commemorazione fin dall'inizio. Napoleone fece erigere sul posto una colonna e una piramide già l'indomani della vittoria; la villa Delavo, edificata a metà Ottocento da un appassionato, raccoglie oggi il museo della battaglia, uniformi, armi e una statua dell'Imperatore in veste di Cesare. Il campo non si legge più; il monumento sì.

La giornata del 14 giugno 1800 era cominciata malissimo: sorpresi da Melas, i francesi arretravano dal mattino e Bonaparte aveva disperso le forze. Il ritorno della divisione Desaix nel tardo pomeriggio e la carica di Kellermann figlio rovesciarono tutto in un'ora. Desaix fu ucciso; il primo bollettino sarebbe stato riscritto tre volte per dare alla vittoria l'aspetto di un piano.

Politicamente tutto ne dipendeva. Primo console da soli sette mesi, Bonaparte si giocava a Marengo la legittimità del regime nato dal brumaio. Il nome entrò nella lingua in più modi: il pollo alla Marengo improvvisato quella sera stessa dal suo cuoco, il colore grigio marengo e il cavallo preferito dell'Imperatore, montato fino a Waterloo.

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