Sbarcato a Golfo Giuan il 1º marzo 1815 con un migliaio di uomini, Napoleone aveva evitato la valle del Rodano realista e preso la via delle Alpi: Grasse, Digne, Sisteron, Gap. Il 7 marzo, all'altezza del lago di Laffrey, sull'altopiano che domina la discesa verso Grenoble, la piccola truppa trovò la strada sbarrata da un battaglione del 5º di linea mandato dalla città per fermarlo.
La situazione non aveva sbocco militare: mille uomini stanchi contro truppa fresca in posizione. Ordinò ai granatieri di mettere l'arma sotto il braccio sinistro, canna abbassata, e camminò da solo verso i fucili. La frase, riferita con varianti da più testimoni, sta in una riga: «Se fra voi c'è un soldato che vuole uccidere il suo Imperatore, eccomi.»
Gli ufficiali gridarono di far fuoco, i soldati esitarono, poi gli sciaccò si alzarono in punta di baionetta e il grido di «Viva l'Imperatore!» coprì gli ordini. L'intero battaglione passò dalla sua parte; il colonnello La Bédoyère, giunto poco dopo con il 7º di linea, fece altrettanto. La sera stessa Grenoble aprì le porte.
Tutto il resto ne discese: l'esercito regio mandato contro di lui divenne il suo esercito, e avrebbe raggiunto Parigi il 20 marzo senza sparare un colpo. Una statua equestre di Frémiet, eretta nel 1929, segna oggi il prato. Il luogo porta il nome esatto di ciò che vi accadde: un incontro, non una battaglia.