Emblemi nazionali

Il berretto frigio

Allegoria della Repubblica con una picca sormontata dal berretto frigio, appoggiata a un fascio d'armi — xilografia colorata, 1792-1794, Musée Carnavalet, Rivoluzione francese

Copricapo antico divenuto emblema della libertà durante la Rivoluzione, il berretto frigio sormontava le picche, i sigilli e le vignette della Repubblica. Il Consolato e poi l'Impero gli preferirono l'alloro, l'aquila e l'ape: storia di un'eredità scomoda.

Origini e precedenti

Un cono di lana rossa con la punta ripiegata in avanti: la sagoma è così familiare che si dimentica quanto sia composita. Il berretto frigio attraversa l'iconografia della Rivoluzione, corona la Marianne dei municipi e salta dalle stampe del 1793 ai francobolli del Novecento. Sotto il Consolato e l'Impero, invece, scompare quasi del tutto dagli emblemi ufficiali.

Il suo nome rimanda alla Frigia, regione dell'Asia Minore, e l'arte greca e romana lo prestò a figure venute dall'Oriente: il pastore troiano Paride, le Amazzoni, i Persiani, il dio Mitra. In origine il copricapo designa dunque lo straniero, il barbaro visto da Atene o da Roma, e non certo l'uomo libero.

Nascita del simbolo imperiale

La libertà viene da un altro copricapo, il pileus, berretto di feltro che si consegnava allo schiavo al momento dell'affrancamento. Gli eruditi dell'età classica, poi gli incisori del Settecento, fusero i due oggetti in uno solo. Il «berretto della libertà» dei rivoluzionari è così frutto di una lettura dotta dell'Antichità più che di una tradizione continua.

Dal 1790 il berretto rosso conquista la strada e i club. Lo si pianta in cima agli alberi della Libertà, lo si brandisce sulla punta delle picche, lo si indossa per affermare il proprio patriottismo. Il 15 aprile 1792 la festa della Libertà organizzata a Parigi per i soldati svizzeri di Châteauvieux, liberati dalle galere dopo la rivolta di Nancy, ne fa un vero segno di riconoscimento.

Usi ufficiali

Il 20 giugno 1792 i manifestanti invadono le Tuileries e pongono sul capo di Luigi XVI un berretto rosso, che egli tiene per qualche tempo. La celebre scena mostra fino a che punto il copricapo fosse divenuto un oggetto politico: accettarlo significava sembrare cedere al popolo; rifiutarlo, sfidarlo.

Il potere repubblicano lo adotta poi nelle proprie immagini ufficiali. Le vignette amministrative, le intestazioni, le carte e i gettoni raffigurano la Repubblica come una donna in piedi, con una picca sormontata dal berretto e appoggiata a un fascio d'armi, come nella xilografia colorata del Musée Carnavalet riprodotta in questa pagina. Il fascio sopravviverà al 1799: lo si ritrova nell'universo imperiale.

Nell'esercito e in battaglia

Il Terrore carica il berretto rosso di un valore più aspro, quello del sanculotto e del militante giacobino. Dopo Termidoro, nel luglio 1794, l'uso quotidiano del berretto scompare a poco a poco, mentre l'emblema resta sulla carta ufficiale, addolcito, nelle composizioni allegoriche del Direttorio.

Quando Bonaparte prende il potere in brumaio dell'anno VIII, la sua impresa consiste nel chiudere la Rivoluzione senza rinnegarne le conquiste. Il berretto rosso, associato agli eccessi del 1793, si accorda male con quel regime di ordine e di riconciliazione. Più che di divieto conviene parlare di dissolvenza: il copricapo esce semplicemente dal repertorio di cui il potere vuole adornarsi.

Propaganda e rappresentazione

Al suo posto si insediano altri segni, più durevoli. L'alloro del vincitore cinge il profilo di Napoleone sulle monete, l'aquila del 1804 prende il posto della figura della Libertà, l'ape e la N rivestono i palazzi. Ciascuno di questi emblemi, presentato in una scheda vicina, dice con un altro vocabolario ciò che il berretto diceva nel 1792: quello dell'autorità piuttosto che dell'insurrezione.

La monetazione offre un buon indicatore di questa transizione. Sui pezzi coniati dal 1804 il rovescio porta ancora la legenda «République française»; la formula «Empire français» la sostituisce solo nel 1809. Il vocabolario repubblicano sopravvisse dunque di cinque anni all'incoronazione, mentre le immagini avevano già cambiato campo.

Posterità e collezioni

Le repubbliche sorelle, dalla Batava alla Cisalpina, avevano ripreso la stessa iconografia: Libertà, picca e berretto. Quando l'Italia diventa regno nel 1805 e l'Olanda nel 1806, il decoro scompare insieme alle istituzioni che lo portavano, sostituito dalle corone e dalle armi dei nuovi sovrani.

Dopo l'Impero il berretto frigio si prende la rivincita. Nel 1830 Eugène Delacroix lo pone sul capo della Libertà che guida il popolo, esposta al Salon del 1831; sotto la Terza Repubblica diviene l'attributo quasi obbligato di Marianne, il cui busto presiede nei municipi. L'emblema che Napoleone aveva messo da parte torna come il volto stesso della Repubblica.

Memoria e dibattiti

Ha viaggiato anche ben oltre la Francia. I cent americani del 1793 portano una Libertà con il berretto su un'asta, e vari stemmi nazionali, tra cui quelli di Haiti, dell'Argentina e di Cuba, lo ostentano ancora. Ovunque richiama la stessa idea, quella di una libertà conquistata, talvolta con la violenza.

Per Empire Napoléon, il berretto frigio è il controcanto necessario di tutti gli emblemi imperiali: senza di esso si comprende male perché l'aquila, l'alloro e l'ape abbiano dovuto fare tanto rumore per affermarsi. Ricorda da dove veniva l'Impero e che cosa i suoi simboli vollero sostituire.

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