Campi di battaglia

Dresda

L'ultima grande vittoria, agosto 1813

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Il 27 agosto 1813, sotto la pioggia, Napoleone batté un esercito due volte più numeroso davanti alle porte di Dresda. Fu la sua ultima grande vittoria — e non cambiò nulla.

Dresda era il perno della campagna di Germania: capitale del regno di Sassonia, ultimo alleato fedele, deposito centrale dell'esercito e quartier generale imperiale nell'estate 1813. Quando l'armata di Boemia di Schwarzenberg scese sulla città con duecentomila uomini, Napoleone accorse in due giorni dalla Slesia e arrivò in tempo.

I combattimenti del 26 e 27 agosto si svolsero nei sobborghi e sulle alture a sud, attorno al Grande Giardino. La pioggia annegava gli inneschi dei fucili; decisero artiglieria e cavalleria. Gli alleati persero quasi quarantamila uomini e si ritirarono in disordine verso la Boemia. Fu una vittoria netta, l'ultima di quella portata.

Non ne seguì alcun effetto. Napoleone, malato, non inseguì; il corpo di Vandamme, mandato a tagliare la ritirata, fu accerchiato e capitolò a Kulm tre giorni dopo. Sulle alture di Räcknitz un monumento segna il punto in cui il generale Moreau, già vincitore di Hohenlinden e passato al servizio dello zar, perse entrambe le gambe per una palla francese.

La città che si visita oggi non è più quella. Il bombardamento del febbraio 1945 distrusse il centro barocco, ricostruito poi in sessant'anni, fino alla Frauenkirche rialzata nel 2005. Dei combattimenti del 1813 restano solo il tracciato delle alture, il Grande Giardino e qualche monumento: la memoria di Dresda è stata interamente coperta da una catastrofe più recente.

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